La mia band suona il rock: il tour di De André con la PFM

de andre pfm

Fabrizio ama prendere in contropiede tutti. Anche se stesso. E nel 1979 accetta una doppia sfida quasi inverosimile: affrontare un tour con una band rock. E stravolgere le sue canzoni.

Tutto nasce per caso. Nell’estate del 1978 la PFM, come allora si fa chiamare la Premiata Forneria Marconi, è in tour in Sardegna. E una sera De André va ad assistere a un suo concerto. Già conosce Franco Mussida, Flavio Premoli e Franz Di Cioccio, con i quali ha inciso LA BUONA NOVELLA, e, portatosi nei camerini, invita tutti nella sua villa nelle campagne di Tempio Pausania. “Le ultime notizie che avevamo su di lui raccontavano che voleva fare l’allevatore”, scriverà Di Cioccio in Evaporati in una nuvola rock. “Pensava, ce lo rivelò il giorno dopo a pranzo a casa sua all’Agnata, di sentirsi superato, di aver perso la voglia di scrivere perché non era più il suo tempo. Insomma, voleva smettere di fare il mestiere di cantautore”.

Quel giorno però, mentre si mangia e si beve, scoppia la bomba ed è proprio il batterista a lanciarla, quando propone al genovese di fare un tour insieme. All’epoca De André è ancora preda della sua paura del palcoscenico che, fino a pochi anni prima, lo aveva portato costantemente a rifiutarsi di esibirsi dal vivo. Però rimane intrigato dalla proposta: l’idea di andare in tour con un gruppo che già vive di una specifica vita propria, come aveva fatto Bob Dylan con la Band, pare stuzzicarlo alquanto. Oltretutto, si sta dando da fare come un mulo per avviare la sua azienda e qualche soldo in più oggettivamente gli farebbe comodo. Così, sfidando timori e timidezze, alla fine accetta e la PFM inizia a lavorare sugli arrangiamenti delle sue canzoni.

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Per De André in realtà non è la prima volta che si trova a suonare dal vivo con musicisti rock. Per quello che è stato il suo tour di battesimo, nel 1975 con un’appendice nel 1976, accanto a lui c’erano infatti i DAUSBE 2, una formazione composta da elementi dei New Trolls e dei Nuova Idea. In quell’occasione però questi erano stati ingaggiati essenzialmente come turnisti con parti assegnate il più possibile simili alle versioni di studio dei pezzi della scaletta. Per i concerti con la PFM la dinamica prevista è totalmente differente: di De André sono i brani, ma i suoni nascono ex novo dalla band, che ha facoltà di ricreare le composizioni secondo la sua sensibilità.

Riascoltai tutta la sua produzione fino a Rimini”, ricorderà Mussida, come riportato in Falegname di parole: le canzoni e la musica di Fabrizio De André di Luigi Viva. “Scelsi in tutto venti canzoni e, tranne per una che volle sostituire, avallò il nostro lavoro in toto. Per quanto riguarda gli arrangiamenti ci diede carta bianca, limitandosi a qualche suggerimento. La sua fu una grande dimostrazione di fiducia e di stima, affidando alle nostre mani quelli che erano ‘i suoi figli’. L’unico rammarico che mi è rimasto è stata l’impossibilità, visti i tempi stretti in cui tutta l’operazione si svolse, di fargli cantare due o tre dei nostri pezzi”.

Il tour parte il 21 dicembre a Forlì e si chiude il 1° febbraio 1979 a Trieste. Con De André ci sono Premoli, Di Cioccio, Mussida, Patrick Djivas della Premiata e gli ospiti Lucio Fabbri al violino, in procinto all’epoca di entrare nella band, e Roberto Colombo alle tastiere. A far da supporto per tutti gli show c’è l’ancora poco noto David Riondino. In totale sono trentadue i concerti tenuti e non sempre tutto fila liscio. Un paio di date vengono rinviate perché De André rimane colpito da afonia; altre cambiano la location rispetto al programma originario. E più o meno in ogni tappa, avvicinandosi il momento dell’esibizione, per farsi coraggio il patologicamente timido Faber attacca con il suo consueto litrozzo di whisky rivelandosi da ciucco, raccontano alcune testimonianze dirette, un gran “rompicoglioni”.

Fabrizio amava molto il whisky e poteva diventare difficile ma era anche un uomo che si faceva voler bene”, ricorderà Premoli nel 2019 al «Varese News». “Era una persona molto particolare: tanto ti faceva incazzare, tanto era capace di farsi amare. Una volta litigammo per un si bemolle e ci mandammo a quel paese. Nel giro di poco, però, trovai una sua bellissima lettera di scuse per me. Era un uomo così”.

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Poi ci sono le contestazioni, all’epoca abbastanza frequenti in occasione dei concerti. Ai puristi l’idea che il cantautore “voce e chitarra” De André si proponga insieme a una rock band come la PFM garba poco. E c’è anche chi non ha mai perdonato al genovese di essersi esibito nella borghesissima Bussola di Viareggio nel marzo del 1975 (fu il terzo concerto in assoluto di De André, mentre il primo fu quello a Pontedera del 1973 in favore degli operai della Piaggio). Le proteste esplodono soprattutto durante una delle due date romane, il 23 gennaio, con fischi, urla e i cori con “venduto” come capo d’accusa nonché sentenza. De André, però, non si scompone più di tanto e invita i contestatori a dire quello che vogliono dal palco per poi tornare seduti o andarsene via se non sono interessati allo spettacolo.

In generale, comunque, il tour va benissimo: come documentano le testimonianze discografiche, è una festa di musica in cui De André e la PFM, senza perdere nulla delle proprie personalità, trovano una miracolosa e gioiosa unità. E proprio per offrire una sintesi del giro, gli show di Firenze e Bologna vengono registrati per un’uscita discografica che viene intitolata FABRIZIO DE ANDRÈ IN CONCERTO-ARRANGIAMENTI PFM. L’Lp esce nella primavera del 1979 ed è divertente, stimolante, gustoso. Negli arrangiamenti la PFM infila prog, rock, parti strumentali, fughe e profumi folk che trasformano con decisione gemme già ben lavorate quali Un giudice, con la pimpante fisarmonica di Premoli, La canzone di Marinella, Giugno ’73, la travolgente Zirichiltaggia, Volta la carta, la dolente Andrea e La guerra di Piero. Il pescatore, poi, perde del tutto gli originari toni funerei per assumere un accento festoso e beffardo, mentre l’eretica Bocca di rosa apre l’album con potenti controtempi. A chiudere è la lunga e splendida Amico fragile, con i suoi toni onirici e i lirici soli di Mussida con l’elettrica.

Un anno dopo è tempo di un secondo volume, tratto sempre dai concerti di Firenze e Bologna. Il disco dà un po’ l’impressione di essere costituito da performance in precedenza scartate perché meno immediate, ma c’è anche tanta qualità, con il violino tutto country di Avventura a Durango, Via del Campo, Rimini, Verranno a chiederti del nostro amore, Sally e le versioni davvero abbaglianti di Il testamento di Tito, rivista tra prog e jazz-funk, e Maria nella bottega del falegname. Nel 1989 i due Lp vengono riuniti in un doppio con una nuova copertina (FABRIZIO DE ANDRÈ E PFM IN CONCERTO) e altri artwork distinguono successive riedizioni come quella rimasterizzata del 2007 e in IN CONCERTO 1978-79, dove sono accluse quattro testimonianze delle contestazioni della data romana. Infine nel 2020 esce Fabrizio De André & PFM: il concerto ritrovato, il docufilm con l’intero show tenuto a Genova il 3 gennaio e interviste a vari protagonisti.

Questo articolo è estratto dal primo numero di Vinile Monografie, disponibile nello store Sprea in versione digitale!
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