Fender svuota i magazzini: è in arrivo una generazione di eroi alla chitarra?

Una chitarra è per sempre. E, accanto a chi da anni colleziona il prezioso strumento e ne fa fedele compagno quotidiano, il marchio di eccellenza Fender e altri big del settore in crisi hanno visto la rinascita di una passione durante il lockdown. Quali sono i motivi?

Alice Cooper ha dichiarato che il rock non è morto e Fender, storico marchio nella vendita di chitarre, ne ha dato dimostrazione nel 2020. Un anno turbolento e controverso, dettato dall'apatia di una quotidianità tra quattro pareti e dall'impellente voglia di rinascere e donarsi al mondo. Così Leo Fender, fondatore del marchio nel 1946, sarebbe contento di sapere dell'escalation di vendite dell'iconico strumento durante il lockdown. Sono affiorati infatti principali acquirenti sotto i 45 anni, mentre il 20% dei compratori non raggiunge neanche i 24. Si aggiunge poi un'importante presenza femminile tra i nuovi avventori del mercato musicale. 

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Perché chi ha scelto la chitarra nel 2020 è principalmente un apprendista, un player alle prime armi, che ha deciso di reinventarsi, forse dopo anni di procastinazione. Se il famelico binge watching delle serie tv di Netflix ha dominato il periodo di chiusura domestica, la chitarra ha offerto una valida e promettente alternativa di intrattenimento ed educazione. Basti pensare che l'app Fender Play, realizzata per un primo approccio educativo alla chitarra, ha aumentato le sue iscrizioni tra il marzo e il giugno 2020, con un incremento da 150mila a 930mila utenti. Ed è vero che i tre mesi gratuiti offerti di prova hanno rinvigorito lo spirito esperienziale, ma non si è trattato solo di una questione di risparmio. 

La scelta d'acquisto è infatti vasta e Fender ha dovuto fronteggiare un'immprovvisa carenza di scorte nel magazzino quando l'incipiente e frenetica richiesta si è avvallata sull'e-commerce. I più giovani si sono proiettati sulla serie Fender Player, con un budget inferiore ai 700 euro, ma anche sui prodotti a marchio Squier. La chiamata allo strumento, quindi, va oltre la taratura economica, e insegue un forte bisogno di libertà ed evasione. Quella stessa che illuminava i musicisti anni '60 e '70, grazie alla forza comunicativa ed espressiva di una chitarra vissuta come estensione corporea. E da dieci anni non si vedeva una crescita così poderosa di richieste. 

Al punto che nel 2017 divenne tristemente celebre un articolo del «Washington Post» intitolato While My Guitar Gently WeepsUn omaggio a quel brano scritto da George Harrison e indice, a detta di Eric Clapton, dell'isolamento spirituale del quiet beatle all'interno del gruppo. E non è un caso citare Clapton, dato che nell'articolo si è raccontato anche George Gruhn della Gruhn Guitars, colui che ha venduto 29 chitarre al chiromantico chitarrista. Ecco quindi che le sue parole sono state: "Quello di cui abbiamo bisogno sono eroi alla chitarra". E in un'epoca di smarrimento, confusione e abbandono alle preoccupazioni, la chitarra è più che una salvezza. 

Lo dimostra un articolo più attuale del «NY Times», che risponde con la resurrezione di marchi produttivi che erano andati in bancarotta negli ultimi anni. Così anche Gibson, Martin e Taylor si accostano alla crescita produttiva, anche se Fender rimane in testa. L'amministratore delegato della società, Andy Mooney, ha infatti dichiarato di aver toccato le vette storiche di vendita nel 2020

Non avrei mai predetto che questo sarebbe stato l’anno dei record: abbiamo infranto così tanti record… questo sarà l’anno col maggior volume di vendite per Fender, con giorni con indici di crescita a due cifre… parlo di vendite in generale, ma anche di quelle tramite e-commerce, e di prodotti per principianti. 

Un assaggio promettente di quello a cui può aspirare la chitarra, che negli ultimi anni era caduta da 1,5 milioni di vendite all'anno a 1 milione. Ma non sono solo i numeri a parlare, il resto appartiene all'enorme gratificazione personale di chi, approcciatosi allo strumento, ne ha tratto significativo beneficio. 

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