Abbiamo intervistato l’ultimo vero supergruppo prog

Supergruppo prog Transatlantic
Supergruppo prog Transatlantic

A sette anni di distanza da KALEIDOSCOPE, i Transatlantic tornano in pista con il loro quinto album in studio, il monumentale THE ABSOLUTE UNIVERSE. Pete Trewavas, bassista della band e dei Marillion, ci racconta un po' di storie...

I Transatlantic sono probabilmente l’ultimo vero supergruppo prog attualmente in circolazione. Chissà a quanti appassionati sono brillati gli occhi nel 1999, quando si è diffusa la notizia che quattro giganti del calibro di Neal Morse (Spock’s Beard), Mike Portnoy (Dream Theater), Roine Stolt (The Flower Kings) e Pete Trewavas (Marillion) avevano deciso di unire le forze per dare vita a un nuovo progetto.

Con THE ABSOLUTE UNIVERSE, i quattro musicisti hanno confezionato una gigantesca suite da 90 minuti, rischiando di spaccare letteralmente in due il gruppo. Alla fine, il compromesso è stato trovato pubblicando l’album in una doppia versione: lunga (sottotitolata FOREVERMORE) e corta (sottotitolata THE BREATH OF LIFE), seppure con alcune sostanziali differenze, come spiega il bassista Pete Trewavas...

THE ABSOLUTE UNIVERSE | album dei Transatlantic
THE ABSOLUTE UNIVERSE | Il nuovo album dei Transatlantic

L'intervista

Come è nato un colosso come THE ABSOLUTE UNIVERSE?

Negli ultimi anni abbiamo partecipato alla Cruise to the Edge e poi ci siamo incontrati per caso anche in altre situazioni, in giro qua e là. Così abbiamo iniziato a chiederci se fosse arrivato il momento di mettere in cantiere un nuovo album dei Transatlantic. Ci siamo chiesti se avessimo realmente voglia di farlo. Ovviamente la risposta è stata positiva.

Il passo successivo è stato cercare di trovare il periodo in cui avremmo potuto essere tutti disponibili. Quella è stata la parte più difficile: ritrovarci tutti insieme è quasi più complicato che comporre del nuovo materiale! Il che è tutto dire! Alla fine, abbiamo deciso di fissare le prove e la registrazione dell’album nell’estate del 2019, in Svezia.

Una volta confermato l’appuntamento, ho iniziato a comporre qualcosa. Immagino che anche Neal abbia fatto lo stesso non appena terminato il suo nuovo lavoro solista. Roine invece passa già tutto il tempo a scrivere, infatti si è presentato con tre ore di musica, tra canzoni e spunti vari, che ha messo totalmente a disposizione del progetto. Io ho portato una mezzora di musica, mentre Neal circa novanta minuti.

E dovevate ancora iniziare a provare insieme...
Quando ci siamo incontrati in Svezia, avevamo già ascoltato tutto il materiale disponibile e selezionato le parti che ci piacevano di più. A quel punto abbiamo iniziato ad andare più in profondità per capire quali fossero gli episodi più validi, scrivendo su una lavagna i titoli dei vari brani su cui volevamo provare a lavorare: di solito è Mike che si occupa di questa cosa. 
Sicuramente avevamo molte più idee di quante potessimo incorporare nei singoli brani. C’erano un paio di decisioni da prendere prima di proseguire. La più importante era che tipo di album volessimo realizzare: un album composto da tante canzoni o da un unico pezzo lungo come THE WHIRLWIND, magari un concept in più parti?
Alla fine, abbiamo scelto la seconda opzione e devo confessare che è la mia preferita, soprattutto per una band come i Transatlantic, perché si addice perfettamente al nostro stile di scrittura: mi piace che la musica scorra libera tra una sezione e l’altra, con i vari temi e passaggi che si intrecciano tra loro. Uno dei nostri punti di forza sono proprio i temi memorabili che riusciamo a comporre, stavolta ne ho scritti diversi anche io. Insomma, mentre lavoravamo insieme, la nuova suite diventava sempre più lunga e qualcuno tra noi era molto eccitato all’idea di battere ogni record di durata che avevamo raggiunto in precedenza…
Transatlantic band
Transatlantic

Avevate già lavorato agli arrangiamenti?

In quel momento c’erano solo quattro strumenti, senza sovraincisioni. Non avevamo ancora definito le orchestrazioni o i temi secondari che sarebbero potuti saltare fuori. Abbiamo deciso di andare fino in fondo per capire fino a dove saremmo arrivati e, dopo dieci giorni di lavoro in studio, ce ne siamo tornati a casa con una suite di novanta minuti, che poi è quella che è finita sulla versione estesa dell’album.

Avevate già scritto i testi?

C’erano delle liriche, anche se poi sono state rielaborate in un secondo tempo. Una delle canzoni che avevo da parte, Solitude, era nata come la seconda parte di una mia composizione per gli Edison’s Children. All’epoca avevamo utilizzato solo la prima parte e così, mentre ero seduto al pianoforte per scrivere qualcosa per i Transatlantic, mi è tornata in mente. Mi sono chiesto se potesse tornare utile, magari come punto di partenza per un nuovo brano.

Il problema era che il testo di Solitude, una volta separato dalla prima parte, non aveva molto senso. Ero consapevole che avrei dovuto sistemare le parole, ma al tempo stesso avevamo bisogno di un testo da cantare durante le prove, per poter capire come funzionavano le linee vocali. Anche gli altri hanno fatto la stessa cosa con i loro pezzi. Una volta tornati a casa dalla Svezia, ci siamo messi a sistemare tutti i testi. Ad esempio, in Rainbow Sky abbiamo unito una mia strofa con il ritornello di qualcun altro e cose del genere.

THE ABSOLUTE UNIVERSE sembra contenere un maggior numero di pezzi veloci rispetto ai vostri dischi precedenti; anche il tuo basso è maggiormente in evidenza.

Avrei preferito che le parti di batteria fossero state registrate in Svezia, come da programma, in modo da poter sovra-incidere subito il basso, ma come già sai non abbiamo fatto in tempo, perché ci siamo dovuti concentrare sugli arrangiamenti. Alla fine, è stata una cosa buona perché in questo modo la versione lunga dell’album è risultata più ariosa ed è emersa la versione corta che non era preventivata. Mike ha registrato la batteria in studio da Neal prima del lockdown e mi ha inviato il materiale.

Ho avuto un sacco di tempo per elaborare le mie parti; quando ho tempo a disposizione quello che faccio è registrare tanti take di ogni sezione, fino a venti e comunque mai meno di nove o dieci. Poi scelgo i miei momenti preferiti e li monto insieme, verificando all’ascolto se le linee possono effettivamente funzionare o se sono troppo incasinate. Se posso concentrarmi sono estremamente pignolo per la registrazione del basso, infatti quello di THEABSOLUTE UNIVERSE è più pulito del solito in termini di esecuzione.

Cosa vuol dire per un bassista suonare con un batterista dirompente come Mike Portnoy?

Mike è inarrestabile, ha tecnica e suona in maniera pazzesca. Sono felice di poter collaborare con lui. Quello che cerco di fare con il mio strumento quando suoniamo insieme è sottolineare alcuni passaggi ritmici in modo da renderli più melodici.

E se uno dei componenti della band volesse fermarsi?

Bella domanda. Non cambieremmo la lineup. Il motivo per cui siamo ancora in pista è che siamo grandi amici e non sarebbe bello sostituire uno di noi. Non sarebbero più i Marillion. A quel punto ci fermeremmo tutti quanti, è una questione di rispetto reciproco. Anche per i Transatlantic vale lo stesso discorso: dobbiamo per forza essere noi quattro, i due americani e i due europei. Quello che rende unico un gruppo è l’incontro tra un certo tipo di persone e la fusione tra i vari stili di scrittura. Senza uno dei componenti non sarebbe più la stessa cosa.

Puoi leggere l'intervista completa su Prog Italia 35, disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online (basta cliccare qui). 

Prog 35 Sprea Editori
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