Dire Straits? Per Pick Withers “l’italiano” c’erano prima i Primitives

Pick Withers - Dire Straits Photography and Prints

Quando tra il 1978 e il 1980 i Dire Straits divennero una delle più famose band al mondo, i media angloamericani rimasero intrigati nello scoprire che il batterista David “Pick” Withers aveva in passato assaporato un livello di fama per certi versi ancora maggiore (tipo “Beatlemania”) quando durante gli anni Sessanta, in Italia, aveva militato con i Primitives.

Un’avventura travolgente, durata 4 anni, fondamentale nello svezzare il giovanissimo Withers (giunto da noi appena 18enne) e a renderlo un professionista del suo strumento. Ma facciamo un rapido rewind: è la primavera del 1966, un momento in cui l’offerta di gruppi in Inghilterra supera la domanda, sicché molti devono cercarsi ingaggi all’estero, preferibilmente nel Continente come avevano fatto i Beatles.

Ed è così, a seguito di un’audizione londinese superata con successo (a cui è presente anche Alberigo Crocetta, cofondatore del Piper di Roma e produttore discografico) che i Primitives di Oxford, fronteggiati da Paul Couling in arte Mal Ryder, si apprestano a partire per una lunga tournée franco-italiana.

Ma c’è un problema: “Il nostro batterista Mick Charleton”, ricorda Mal, “aveva dei problemi con la famiglia (si era appena sposato, un figlio, casini con la moglie) e ha dovuto rinunciare”. Withers, originario di Leicester, in quel periodo suona con i Barkeley Squares, ma le cose non decollano e sta pensando di trovarsi un “vero” lavoro.

Un fine settimana, racconta Pick, avemmo un ingaggio a Loughborough, una cittadina vicina a Leicester, in una sala da ballo. E quando finimmo il nostro primo set, sono sceso dal palco e ricordo di aver visto Jay [Roberts, il chitarrista dei Primitives, ndr] che con il dito mi indicava di venire a parlargli. Mi ha detto: “Ti va di unirti a una band?”. E io: “Ne ho già una”. Ma lui ha detto: “Ma noi siamo professionisti”. E io: “Wow... mi suona bene” (ride). E quindi mi sono unito a loro, ai Primitives, solo perché erano un complesso pienamente professionale. E quindi ho detto addio a questo lavoro che avrei dovuto cominciare e un lunedì mattina ho raggiunto i Primitives.

Dopo due mesi a Montpellier e uno a Chamonix, il quartetto inglese si sposta al Piper di Viareggio e quindi a quello di Roma. È qui che Crocetta, insieme al produttore Sergio Bardotti, propone ai Primitives di incidere dei dischi: versioni in italiano del set, fatto di classici del beat e del rhythm’n’blues, che la band è solita suonare ogni sera. Il successo è istantaneo: Yeeeeeeh! (I Ain’t Gonna Eat Out My Heart Anymore degli Young Rascals) e L’incidente (Soul Finger dei Bar-Kays) schizzano ai vertici della hit parade, come anche l’Lp BLOW UP inciso agli studi RCA sulla via Tiburtina. Per Pick e per i Primitives, ospitati alla pensione Giulia in via Rasella (assieme a tutte le ballerine del Sistina) sono mesi magici:

Io mi sentivo un po’ come una spugna, racconta oggi Withers, in grado di assorbire tutto. Semplicemente, ho adorato tutto. Il sole, il cibo, il vino. [...] Ho avuto la mia prima vera fidanzata in Italia: Jenny Tamburi. Era una ballerina, e poi ha iniziato a cantare al Piper con Gepy & Gepy.

Sono mesi, anche, di estenuanti viaggi in furgone – guidato dallo stesso Pick, che in Italia ha appena preso la patente – su e giù per lo Stivale, di data in data, assediati dalle ragazzine. Un incanto che però dura poco:

Io avevo un contratto con la Piper Records che era distribuita dalla RCA, spiega Mal, e loro hanno pensato di portare avanti me. Era una questione anche economica, perché spostare uno invece di quattro musicisti da Roma a Milano per fare un’apparizione in tv era molto più facile, e costava di meno. Diventammo Mal & the Primitives, e poi anche Mal of the Primitives, finendo come Mal & his Group. Verso la fine, quando salivamo sul palco non avevamo più una nostra identità, e fu allora che ho pensato di andarmene.

all’inizio del 1970 che Withers prende la sua decisione:

Principalmente, non avevo voglia di suonare cose come Tu che m’hai preso il cuor(ride). Io non volevo suonare quelle cose: avevo 21 anni, e stavo cominciando a sentire cose provenienti dall’Inghilterra... i Beatles, gli Stones, ma poi anche Jimi Hendrix e i Procol Harum. E ho pensato: è questo che voglio fare.

Tornato a Londra, si appoggia per un po’ ai suoi amici del Doc Thomas Group (i futuri Mott the Hoople, conosciuti in Italia) tramite i quali ottiene un ingaggio ai neonati Rockfield Studios in Galles: come sessionman ma anche come membro del gruppo neopsichedelico Spring, che nel 1971 pubblicano un Lp omonimo (oggi molto ricercato) per la Neon, una sussidiaria della RCA. Finita quest’esperienza, Withers è di nuovo a Londra, dove collabora con artisti della scena folk-rock inglese: Bert Jansch, Ralph McTell, Michael Chapman e gli ex Lindisfarne.

Ora, i Lindisfarne sono di Newcastle e anche Mark Knopfler è di Newcastle, riprende il racconto Withers, ricordando che nel 1977, qualche mese dopo un loro primo incontro, Mark Knopfler viene a bussare alla sua porta dicendogli: “Ho una band. Ti sto invitando a unirti a noi”. Così sono andato a Deptford, dove il fratello di Mark, David, e John [Illsley] condividevano un piccolo appartamento in un palazzo popolare. C’era una stanza insonorizzata con dei cartoni per le uova dove iniziammo a suonare e, lentamente, sviluppammo un repertorio e incidemmo un demo che, a dire la verità, fece molta strada molto velocemente.

Con i Dire Straits, Pick Withers resterà 5 anni, vendendo milioni di dischi in tutto il mondo. Il suo Lp preferito?

Mi piace la facciata A di MAKING MOVIES, con Skate Away, Tunnel Of Love e Romeo And Juliet. Ma quando ascolto i pezzi del primo Lp alla radio, mi danno sempre l’impressione di possedere un’atmosfera pazzesca. E sembrano migliorare man mano che passano gli anni. Quel disco è speciale”. Ma il lavoro a cui è rimasto più affezionato è quello inciso – da sessionman, insieme a Mark Knopfler – con Bob Dylan nel 1979, SLOW TRAIN COMING: “C’era una sezione ritmica fantastica. C’era Mark con quella sua chitarra ingegnosa che suonava la ritmica. E Tim Drummond al basso e Barry Beckett alle tastiere: non avrei potuto desiderare nulla di meglio”.

È quello, forse, l’apice di una carriera invidiabile, innescata dall’esperienza giovanile nel nostro Paese.

All’inizio, ricorda Mal, quando suonava era piuttosto “delicato”, non era un rockettaro come noi. Però piano piano ha imparato, vedendo le canzoni che facevamo. E si è inserito molto bene.

L’Italia, riflette oggi Withers, mi ha aiutato a rimpolpare la mia personalità. Ero tremendamente timido quando sono arrivato in Italia. Ha in qualche modo risvegliato una parte della mia personalità che sarebbe rimasta dormiente. Ho tuttora un grande affetto per l’Italia e cerco di tornarci ogni volta che è possibile.

Questo articolo è tratto da Classic rock 101, disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online.

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