God Save the PUNK: gli Offspring sono tornati (e noi li abbiamo intervistati)

Offspring

Il punk aveva bisogno di loro e gli Offspring sono tornati con un disco avvincente e ricco di sorprese.

Intervista: Lorenzo Becciani

Non ero ancora maggiorenne quando cominciai a frequentare il Cencio’s di Prato, uno dei locali fondamentali per capire cos’era la scena rock italiana nella prima metà dei 90’s, e nel giro di un paio di anni SMASH scatenò un vero putiferio. Improvvisamente canzoni come Come Out And Play, Self Esteem e Gotta Get Away diventarono gli inni di un’intera generazione e si convertì al punk anche chi non aveva la minima idea di cosa si trattasse. IXNAY ON THE HOMBRE e AMERICANA sono riusciti a mantenere i californiani a livelli elevati di popolarità ma, a partire da CONSPIRACY OF ONE, anche loro hanno dovuto cedere il passo a nuovi trend.

I giudizi contrastanti ottenuti da DAYS GO BY hanno probabilmente convinto Dexter Holland e soci a prendersi più tempo del previsto prima di tornare nei negozi. La causa legale intentata dall’ex membro Greg Kriesel non ha certo aiutato, così come l’inattesa emergenza sanitaria. Abbiamo così dovuto attendere quasi dieci anni per ascoltare una nuova manciata di canzoni, ma LET THE BAD TIMES ROLL è un disco in grado di scuotere una scena punk messa alle strette dalla sospensione dell’attività dal vivo, oltre che un’attestazione di forza e una base di partenza per dare continuità alla propria discografia con un monito preciso: non guardarsi mai alle spalle.

Quando uscì, SMASH cambiò letteralmente la mia vita e il modo di vedere il punk di tanta gente. Adesso, dopo un quarto di secolo, il punk va ancora forte e voi siete in grande forma. Qual è il segreto di tale longevità?

(Kevin “Noodles” Wasserman): Credo sia soprattutto il fatto che amiamo quello che facciamo. Ci piace scrivere musica, suonare dal vivo e viaggiare per il mondo. Ci fa sentire giovani.

Come avete trovato la scena punk dopo tutto questo tempo?

(N): Ci sono tante band in giro. Sei-sette anni fa ho cominciato ad andare per concerti con mio figlio e mi sono reso conto che la scena è ancora vibrante. Tanti adolescenti che suonano ma anche vecchie band che amiamo da sempre come X o Fear, con cui abbiamo suonato di recente. Probabilmente, la scena non è stata mai forte come in questo periodo.

Perché avete aspettato così tanto a tornare nei negozi?

(Dexter Holland): Sono tornato a scuola per un po’ di tempo. Ho acquisito il dottorato in biologia molecolare e le procedure hanno subito un rallentamento. Inoltre abbiamo registrato il materiale tra un tour e l’altro e poi, inevitabilmente, la pandemia ha rinviato l’u- scita del disco. Amo stare in studio ed essere creativo, ma in questo momento mi manca la connessione con i nostri fan.

(N): Quando è scattata l’emergenza sanitaria stavamo lavorando agli ultimi dettagli del disco. Dopo circa un anno abbiamo deciso di farlo uscire comunque e di non aspettare più. Volevamo che i nostri fan ascoltassero le nuove canzoni.

La title-track è geniale. Com’è nato il contrasto tra un testo così inquietante e un chorus pop?

(D): È una canzone molto importante per noi, perché il messaggio è serio: il mondo sta andando a rotoli e abbiamo pensato di scrivere un pezzo divertente da ascoltare. Il testo è oscuro ma anche sarcastico in un certo senso, ed è un invito a non deprimersi, seppur inserito in un contesto musicale leggero. Non siamo una band politica ma ci piace comunque commentare certi eventi o porre domande. Quello che più mi preoccupa è che i leader delle nazioni più importanti non sembrano interessati a risolvere i problemi, ma quasi a creare conflitti e peggiorarli. È un’attitudine pericolosa.

Pensate che i testi di Come Out And Play e Self Esteem siano ancora rilevanti al giorno d’oggi?

(N): Direi proprio di sì, vedendo la reazione che scatenano ancora. È la chiave del songwriting: scrivere pezzi che si possano cantare senza problemi anche dopo venticinque anni.

Nell’album troviamo anche una reprise al pianoforte di Gone Away. Come è nata?

(D): L’abbiamo eseguita dal vivo per circa due anni e la risposta del pubblico è stata eccezionale. A tal punto che ci hanno chiesto in parecchi di registrarla. È una versione che mi fa sentire molto vulnerabile, perché non ho la chitarra a nascondere le imperfezioni della voce.

(N): Io non suono il piano così bene, altrimenti potremmo portarne due sul palco. Però posso divertirmi con l’assolo di In The Hall Of The Mountain King di Grieg. È sempre più veloce, musica classica con un punk beat. Perfetta per volare sul pubblico.

Non sei l’unico punk ad avere intrapreso una carriera universitaria. È solo un caso?

(D): È vero, anche Milo Aukerman dei Discendents, laureato in bio-chimica, e Greg Graffin dei Bad Religion, professore di paleontologia e scienze, hanno proseguito gli studi! Sono felice di essere finalmente nel club. Non so se ci sia una connessione, ma potremmo senza dubbio prendere ispirazione per i testi. Magari in futuro scriveremo una punk opera sui virus oppure pezzi come Gimme Gimme Gimme The Vaccine.

LET THE BAD TIMES ROLL è stato recensito su «Classic Rock» n. 101.

Questa intervista è tratta da «Classic Rock» n.102, disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online.

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