4 piccole curiosità per conoscere meglio Jeff Beck

jeff beck

Ex chitarrista della fase psichedelica degli Yardbirds, Jeff Beck si distingue per una tecnica inusuale e un approccio da vero pioniere allo strumento. Tra scelte alimentari ed esordi cinematografici, ecco a voi 4 pillole biografiche. 

Quel brano diventato inno calcistico

Jeff Beck si è guadagnato nel tempo l’Olimpo dei chitarristi, con due presenze nella Rock And Roll Hall Fame, la prima nel 1992 con gli Yardbirds e la seconda nel 2009 da solista. È quasi ironico pensare che una delle sue canzoni più conosciute sia un pezzo commerciale diventato inno ufficiale del Wolverhampton. Si tratta di una squadra di calcio inglese, figlia dell’omonima cittadina della Black Country che ha forgiato gli Slade, e militante nella Premiere League dal 2018.

Il brano è Hi Ho Silver Lining (Hi Ho Wolverhampton), scritto a quattro mani dai cantautori Scott English e Larry Weiss. Il pezzo è registrato quasi simultaneamente da Beck e dagli Attack, ma è il chitarrista ad arrivare in anticipo sulla band psichedelica inglese, registrandolo per primo, il 19 gennaio 1967.

Dieta vegetariana e stile di vita controllato

Sono molti i volti del rock che hanno abbracciato una dieta vegetariana o vegana. Basti pensare a Grace Slick degli ipnotici Jefferson Airplane, alla riot grrl Joan Jett, ma ancora prima a George Harrison e Jerry Garcia dei Grateful Dead. Nel 1969 anche Beck ha intrapreso un preciso stile di vita, affermando:Mi sono reso conto che ero stato stupido a mangiare carne perché, sa, non puoi semplicemente smembrare gli animali. Non è necessario.” Così il chitarrista è diventato anche ambasciatore di Folly Wildlife Rescue Trust, un’organizzazione benefica per salvaguardare la fauna selvatica nel Kent e nel Sussex.

Il suo stile di vita, così come l’estremo controllo della tecnica alla chitarra, si è sempre fondato sulla moderazione, senza darsi ai vizi dell’iconica figura della rockstar. Certo, il consumo di droga e una ragionata scelta alimentare non sono necessariamente contrastanti, ma la biografia Jeff Beck – Crazy Fingers  riporta come il musicista non abbia mai capito veramente l’abuso di droga negli anni ’60, preferendo la sua lucidità mentale.

Jeff Beck dice no al plettro 

E la maestria alla chitarra lo dimostra: l’indice e il pollice della mano destra firmano la tecnica alla chitarra di Beck, che per tutta la sua carriera ha prediletto la sua magica Stratocaster, sebbene abbia suonato anche la Telecaster e la Gibson Les Paul. Sulle sei corde le sue dita si muovono indiavolate, con una precisa combinazione di movimenti per cui l’indice rimane dritto ed esteso sulla leva, producendo un vibrato verso il basso, mentre il pollice produce sfumature particolari e molto espressive creando note “slappate”.

Il tutto è vincolato a una posizione inusuale della mano che, in assenza di plettro, dona al suond uno stile inconfondibile. Un esempio per chitarristi come Joe Satriani, che lo ha succeduto, dopo Page, negli Yardbirds e Eddie Van Halen. Beck è uno dei pochi chitarristi che si affida alle dita, come Mark Knopfler dei Dire Straits – celebre il suo fingerpicking in Sultans Of Swing Robby Krieger dei Doors e a volte Steve Howe degli Yes.

Un volto da cinema...con Jimmy Page

Uno dei più celebri album di Beck si intitola BLOW BY BLOW (1975) e quell’espressione ambigua e visionaria riporta a un film del 1967 in cui il chitarrista recitò a fianco di un collega degli Yardbirds, Jimmy Page. Si tratta di Blow Up, descritto da molti artisti a mani basse come il capolavoro di Michelangelo Antonioni che ha ispirato Stanley Kubrick e Brian De Palma. Al regista si lega già il nome dei Pink Floyd per Zabriskie Point (1970), ma in questo caso il rock diventa protagonista, con un’iconica scena in cui Beck spacca la sua chitarra sul palco.

Un film che si fece notare ai Premi Oscar e al Festival di Cannes e che sancisce forse l’unica apparizione di Beck sul grande schermo. Lo stesso Antonioni lo definì così: "Blow Up è come lo zen: nel momento in cui lo si spiega, lo si tradisce".

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