La Scozia che salvò McCartney dalla depressione

Foto di Linda McCartney
Foto di Linda McCartney

Il 1971 sarebbe stato un altro anno tumultuoso. Ma McCartney aveva già quello che gli serviva per non pensare più ai suoi problemi: la sua famiglia, il progetto di un nuovo disco e un cambio d’aria che gli era assolutamente necessario.

Testo di Simon Harper

Articolo tratto da «Classic Rock» n.104, disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online.

Col senno di poi, è facile tirare le fila della iper-studiata timeline dei Beatles e individuare i motivi del loro scioglimento, puntando il dito sui capricci di ciascuno di loro e speculare su chi sia stato l’eroe e chi il cattivo nella loro gloriosa storia. Ma all’epoca, per il mondo esterno, in massima parte ignaro del risentimento che covava nel gruppo, la fine dei Beatles avvenne il 9 aprile 1970, quando Paul McCartney utilizzò un comunicato stampa inteso a promuovere il suo esordio da solista MCCARTNEY per annunciare la sua intenzione di non voler più continuare a lavorare con i Beatles.

Divergenze personali, divergenze di affari, divergenze musicali”, questi i motivi per la rottura, scrisse.Ma più di tutto, perché mi trovo meglio con la mia famiglia”.

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Ovviamente, oggi sappiamo che quella dichiarazione era solo la prima conferma pubblica della dissoluzione dei Fab Four – un sempre più distratto e scontento John Lennon aveva richiesto un “divorzio” nel corso di un incontro privato tra loro quattro già nel settembre del 1969 – ma comunque per gli altri Beatles erano riservate parole di grande stima.

Durante questo periodo d’incertezza, McCartney cadde in uno stato di profonda depressione, allontanando le angosce e i cupi pensieri circa la Apple col whiskey, e avvicinandosi pericolosamente al baratro di un esaurimento nervoso. “Era come trovarsi nelle sabbie mobili”, ricorda, “ero terrorizzato”. Cercando rifugio dall’ostilità che respirava a Londra, McCartney si stabilì con la moglie Linda e le figlie Heather e Mary a High Park Farm, il suo privatissimo ritiro rurale di Campbeltown, in Scozia.

Un giorno ci rendemmo conto che potevamo fuggire via da tutto e andarcene in Scozia, nel posto che amavamo, starcene lì e piantarla con quelle riunioni che servivano solo a farci stare peggio, dice. Appena lo capimmo, le cose iniziarono a migliorare.

Furono l’incrollabile amore e il sostegno di Linda a salvare il marito dalla disperazione. Col suo incoraggiamento, Paul avrebbe iniziato a tirarsi fuori dalla pena e dalla sofferenza che lo avevano risucchiato, e a trovare la forza di incanalare la sua indomabile energia in un insieme di brani inediti, liberi e catartici.

Tornato a Londra alla fine del dicembre 1969, Paul aveva iniziato a lavorare a MCCARTNEY nella sua casa di St. John’s Wood dove, con un registratore a quattro piste, aveva inciso delle sessioni intuitive e sperimentali che avrebbero poi costituito l’ossatura del disco. Anche se poi le avrebbe rifinite altrove – compresi gli studi di Abbey Road, a due passi da casa– quelle canzoni, con McCartney che suonava tutti gli strumenti, mantennero una qualità casalinga, un fascino primitivo fatto di semplicità, improvvisazione e dedizione.

Strumentali improvvisati come Valentine Day e Hot As Sun/Glasses erano piazzati con elegante naturalezza accanto a residui più riflessivi del WHITE ALBUM come Junk e Teddy Boy, con un senso di nuovo vigore, mentre il livello di devozione e gratitudine che Paul sentiva per sua moglie erano evidenziati della delicata apertura acustica The Lovely Linda e dalla barocca magnificenza di Maybe I’m Amazed.

Ho amato quel disco perché era semplice, disse Neil Young nel 1997, quando introdusse Paul McCartney nella Rock and Roll Hall of Fame. Era solo Paul. Nessun abbellimento… non c’era la preoccupazione di competere con le cose che aveva già fatto. E così, riuscì a uscire dall’ombra dei Beatles.

Comunque, spingendo per la pubblicazione di MCCARTNEY, Paul si era ulteriormente allontanato dai suoi compagni, esacerbando il conflitto che lo aveva separato da loro. C’era sempre stato del risentimento, fin da quando dopo la morte di Brian Epstein McCartney si era assunto la parte del leone nella gestione degli affari dei Beatles. E va anche notato che, crescendo umanamente, innamorandosi e maturando artisticamente, era naturale che si allontanassero l’uno dall’altro. Ma ciò che li divise irrimediabilmente fu la nomina di Allen Klein come business manager del gruppo.

Affarista aggressivo e senza scrupoli dalla dubbia reputazione, Klein fu nominato da John Lennon, George Harrison e Ringo Starr per supervisionare le varie operazioni, sulla base del suo successo manageriale e finanziario con artisti del calibro di Sam Cooke, Animals, Kinks e più recentemente Rolling Stones. McCartney era contrario alle tattiche intimidatorie di Klein, e come alternativa propose suo suocero, l’avvocato americano John Eastman, ma fu messo in minoranza, e alla fine Klein ottenne il controllo dell’impero dei Beatles.

allen klein
Allen Klein

Ora, con MCCARTNEY pronto a uscire, cercavano tutti di ostacolare Paul. L’esordio solista di Ringo, SENTIMENTAL JOURNEY, era previsto per aprile 1970, e la competizione tra i due dischi fu ritenuta scorretta. Inoltre, LET IT BE dei Beatles era imminente e ovviamente avrebbe avuto la priorità a livello promozionale e di marketing. Quest’ultima cosa era particolarmente seccante per McCartney, che aveva vissuto come un oltraggio la chiamata all’inizio del 1970 del famoso produttore Phil Spector e l’incarico affidatogli da Klein di assemblare e ‘ripulire’ il materiale inciso dai Beatles nel corso delle sessioni dell’anno precedente, per ricavarne un disco.

Nel fare così, manipolando, sovraincidendo e modificando il brano di McCartney The Long And Winding Road senza consultarlo né chiedergli il permesso, Spector incorse nella furia di un artista il cui brano era stato vandalizzato senza ritegno. “In futuro a nessuno sarà concesso di aggiungere o sottrarre alcunché a un mio brano, senza il mio esplicito permesso”, scrisse McCartney in una lettera furiosa a Klein.Non farlo mai più”.

Esasperato da tutto ciò, Paul cercava una via d’uscita. Nell’estate del 1970 i tentativi di riconciliazione si dimostrarono inutili, e l’ultimo giorno dell’anno McCartney face l’unica mossa che gli era rimasta per liberarsi dai vincoli contrattuali con i Beatles: citò i suoi ex compagni. Il 1971 comunque sarebbe stato un altro anno tumultuoso. Ma McCartney aveva già quello che gli serviva per non pensare più ai suoi problemi: la sua famiglia, il progetto di un nuovo disco e un cambio d’aria che gli era assolutamente necessario. Il suo cuore ormai era altrove: in campagna.

Vivevamo nella fattoria in Scozia, in condizioni molto spartane, ricorda McCartney, ripensando all’estate in cui lui e la sua famiglia si trasferirono al nord. Avevo detto che volevo tornare alle radici, ma andammo addirittura oltre le radici. In pratica, eravamo accampati a casa nostra. Era davvero impegnativo.

In aperto contrasto con le loro abitudini cittadine, lo stile di vita contadino sembrò perfetto per la coppia, e Paul si buttò a corpo morto nella routine della fattoria, che tra gli altri doveri comprendeva falciare il fieno e tosare le pecore. Immerso nel ritmo lento ma impegnativo di un’austera quotidianità, con Linda incinta di Stella, Paul acquisì una prospettiva nuova per il prossimo capitolo della sua vita. 

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