Cosa successe quando i Sex Pistols debuttarono negli USA?

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Era il 1978 quando l'irriverente punk band inglese invase gli Stati Uniti. Per loro fu l'ultimo tour, orchestrato dai trucchi mediatici del loro manager, Malcolm McLaren. Ma quale fu l'impatto sulla popolazione americana? 

Quando pensiamo ai Sex Pistols proiettiamo immediatamente sul palco la carica distruttiva di Sid Vicious e lo sguardo folle e carismatico di Johnny Rotten. Tra giacche in pelle, performance incendiarie e spirito punk, i Sex Pistols erano immediatamente riconoscibili. E su questo si fondò la strategia mediatica del manager Malcolm McLaren, quando portò per la prima, e ultima volta, il suo gruppo negli Stati Uniti, nel 1978. Tutti si aspettavano di vedere dei giovani musicisti brutti e cattivi, capaci di distruggere tutto ciò che li circondava. E McLaren voleva dare in pasto al pubblico americano questa esatta immagine. Ma sin da subito si avvertirono i primi problemi organizzativi, che caratterizzarono tutto il tour americano. 

Questo doveva iniziare prima dell'anno nuovo, ma ci furono delle controversie legali sui visti dei musicisti. L'America infatti era reticente nell'accettare passaporti dalla fedina penale sporca, così le operazioni di trasferimento dalla madrepatria inglese si allungarono. Anche per questo motivo la band non poté presenziare alla puntata del Saturday Night Live del 17 dicembre 1977, e il suo posto fu preso dall'altrettanto controverso Elvis Costello. Così il tour dei Sex Pistols iniziò ai primi di gennaio, toccando le seguenti tappe: Atlanta, Memphis, San Antonio, Balton Rouge, Dallas, Tulsa e San Francisco. In due settimane, quindi, fino al 14 gennaio, i pirotecnici inglesi scoprirono il sapore del Deep South America. 

L'incursione mediatica di McLaren si basava anche su questo: evitare le pretenziose New York e Los Angeles per approcciare la band all'America più greve e pura. Così prenotò appositamente bar di redneck, solo per creare ostilità e infarcire l'esaltazione dei media. Il suo obiettivo era quello di apparire come un mastermind della propaganda, mentre i Sex Pistols erano dipinti come burattini da palcoscenico che non sapevano suonare. Questo fece infuriare soprattutto Rotten che, poco dopo la fine del tour, il 17 febbraio, lasciò definitivamente il gruppo. Rimane così celebre la sua frase nell'ultima data di San Francisco, al Winterland Ballrooom, in cui disse: "Avete mai avuto l'impressione di essere stati imbrogliati?". Ed era vero che McLaren li aveva imbrogliati. 

Così Rotten si trovò davanti cowboys della profonda America che schernivano la band e pensavano fosse una presa in giro. Il frontman invece si aspettava una maggiore considerazione, data la portata rivoluzionaria del loro sound. D'altra parte, però, il suo fedele compagno Vicious non ci stava molto con la testa per poterlo appoggiare. Era in uno stato di profonda dipendenza da eroina, tanto che, durante la seconda tappa di Memphis, si allontanò dal concerto alla ricerca di una dose. Venne fermato da un bodyguard e fu ritrovato in ospedale con una scritta autoincisa a sangue nel petto: Gimme a Fix (Dammi una dose). Tale marchio lo accompagnerà per tutto il tour, arrivando anche a sanguinare sul palco. Non mancarono poi risse con il pubblico, durante una delle quali Vicious spaccò in testa a uno spettatore fastidioso il suo basso

E, mentre Sid dava spettacolo simulando una fellatio sul palco, Rotten si era anche preso l'influenza. Insomma, i guai erano costantemente dietro l'angolo, accompagnati dal carismatico urlo di God Save The QueenE McLaren non fece molto per scardinare tale immagine, approfittando della tempesta mediatica per dipingere la violenza sul nome dei Sex Pistols. Così da tutti quel tour fu ricordato come disastroso e apocalittico. Forse sarebbe potuta andare diversamente con una più meticolosa organizzazione. Ma l'insofferenza di Rotten e lo stato di abbandono di Vicious si facevano sentire con troppa dirompenza. Era destino che la band lasciasse quella peculiare firma, distintiva e iconica, nonostante il pubblico grezzo e impreparato. 

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