Ray Manzarek in 6 canzoni memorabili dei Doors

Doors

Tastierista e compositore dei Doors, scomparso nel 2013, Manzarek era l'ingegnere e l'architetto del sound della band, brillante artefice di quelle sonorità peculiari su cui l'anima surrealista di Jim Morrison si muoveva con familiarità. Ecco 8 suoi brani che non possiamo dimenticare. 

Break On Through (To The Other Side)

Sotto la produzione di Paul A. Rotchild, i Doors firmano il loro primo contratto con l’Elektra Records  per uno dei debutti più brillanti del rock. L’omonimo THE DOORS apre "le porte della percezione", come cita la frase di William Blake da cui nasce il nome della band e ipnotizza lo spettatore con una miscela di sonorità eclettiche. Tra queste spicca quella dal tocco jazz di Break On Through (To The Other Side), primo singolo estratto dal disco e guidato dal memorabile e particolarissimo assolo di organo di Ray Manzarek. Non è un caso che questo brano offra il suo titolo a un documentario del 2020 dedicato all’eredità artistica del maestro.

Light My Fire

Light My Fire: My Life with The DoorsQuesto è il titolo dell'autobiografia del 1999 di Manzarek, che non può che omaggiare il brano più simbolico della sua versatile destrezza alle tastiere. Così Light My Firecavallo di battaglia dell'esplosivo debutto dei Doors, chiude il Lato A con 7 minuti di funambolismi compositivi, dove l'organo di Manzarek è l'indiscusso protagonista. E il suo assolo, tra psichedelia e jazz, imprime un timbro riconoscibile al brano, forgiando una generazione di musicisti a lui ispirati.  

Love Me Twice

"Fare concerti così fighi che li rivedrei, tra rock e circo, Doors Strange Days"Basta una frase di Caparezza per introdurre la potenza del secondo album dei Doors, la cui terza traccia porta il titolo Love Me Twice. Un brano che rilascia l'atmosfera seducente intrisa di drammaticità tipica della band. E in questa chiave stilistica è fondamentale il perfetto equilibrio tra gli strumenti e la profonda voce di Morrison. Lui affusola le note su un canto beat, che si sposa con l'assolo al clavinet di Manzarek, specchio del puro spirito rock anni Sessanta. 

People Are Strange

Sempre figlia della magia di STRANGE DAYS, People Are Strange conduce i giochi con un verso iniziale di imperitura eredità. Così un pezzo sull'alienazione e l'estraneità diventa un inno universale. Le note malinconiche del piano di Manzarek evocano con suggestiva sensibilità la dimensione di emarginazione vissuta dall'outsider. Il brano, 12esimo nella Billboard Hot 100 del 1967, nacque all'improvviso, come uno spiraglio di euforia in una giornata uggiosa per Morrison. Il batterista John Densmore descrisse così quel momento: 

Ad un certo punto abbassò lo sguardo verso quella carta stropicciata e iniziò a cantare quel bellissimo ritornello blues. Fu davvero fantastico.

Touch Me 

Al terzo posto della Billboard Hot 100 arriva, nel 1968, la sensuale e ritmata Touch Me, seconda traccia di THE SOFT PARADE scritta dal chitarrista Robby Krieger. E sono molte le curiosità legate alla canzone, che intimorì Morrison quando originariamente era stata pensata come Hit Me, un verso incitante che il Re Lucertola non avrebbe volentieri cantato al pubblico. Tuttavia, ciò che colpisce l’ascoltatore è il virtuoso incastro di ottoni ed archi che, uniti al clavicembalo e all’organo di Manzarek, conducono all’assolo finale di sax di Curtis Amy. Un turbine impetuoso di strumenti uniti dallo spirito jazz che invade, volontariamente in maniera eccessiva, il brano.  

Hello, I Love You 

Scritta nel 1965 sulla spiaggia di Venice Beach, Hello, I Love You è una di quelle canzoni che ti entra in testa e non ti abbandona più. Il suo ritmo inconfondibile permette infatti al debole WAITING FOR THE SUN (1968) di risollevarsi con una hit al vertice della classifica, l'ultima per i Doors. E il riff è così iconico da sembrare…già sentito. Il riferimento è All Day And All Of Night dei Kinks, il cui frontman Ray Davies non ha fatto causa per il plagio alla band, pur ricevendone le royalities. Tuttavia, degna di merito è la tastiera di Manzarek. che conquista per la sua flessibilità stilistica.

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