Gli Eagles, uno spacciatore e la nascita di “Life In The Fast Lane”

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Qual è la storia della terza traccia di HOTEL CALIFORNIA, album di punta degli Eagles del 1976? Scopriamolo insieme, tornando al giorno in cui co-fondatore della band, Glenn Frey, e il suo spacciatore sfrecciarono su una Corvette...

Molto spesso le canzoni rock traggono ispirazione da una storia pittoresca, che cattura un evento di quotidiana rarità e lo accompagna a una riflessione sociale, politica o culturale. Così accade per la terza traccia di HOTEL CALIFORNIA (1976), quinto album degli Eagles. Si tratta di Life In The Fast Laneche chiude la triade di apertura dell'album con la sempinterna Hotel California e il tocco country di New Kid In TownE nonostante le tre canzoni di punta dell'album accolgano diverse sfumature stilistiche, il loro punto di arrivo rimane la cornice Californiana, terra in cui i sogni trovano realizzazione, il sole bacia le rockstar e l'eccesso è all'ordine del giorno. Così gli Eagles ritraggono la vita spericolata che in molti bramano, ma che in pochi possono reggere. 

Il brano, attribuito a Joe Walsh, Don Henley e Glenn Frey è un ritratto di due giovani alla Bonnie & ClydeFrenetici, ubriachi di vita e incuranti del pericolo, cercano appagamento nella corsia di sorpasso della vita, dove tutto corre più veloce. E l'idea nacque proprio su strada, da una conversazione tra Frey e il suo spacciatore, noto come The Count, mentre viaggiavano su una Corvette a circa 144 km/h. Lo stesso chitarrista ricorda quel momento nel documentario del 2013, History Of The Eagles: 

Ero sul sedile anteriore di una Corvette con uno spacciatore mentre andavamo a una partita di poker. So che stavamo andando a circa 90 miglia all'ora. Tenendo, alla grande. Ho detto: 'Ehi, amico! Cosa stai facendo?' Mi ha guardato, ha sorriso e ha detto: 'La vita nella corsia di sorpasso!' E ho pensato subito: 'Ecco il titolo di una canzone'. 

Per diversi mesi quest'immagine è rimasta ben impressa nella mente di Frey senza riuscire a darle un corpo, finché un giorno ha sentito Walsh strimpellare una melodia alla chitarra in camerino. Gli è bastato un attimo per capire che quello sarebbe stato l'elettrizzante riff di chitarra che definisce il pezzo. Tuttavia la canzone, contrariamente a quanto è stato colto da una parte del pubblico, non è un inno dionisiaco alla bellezza degli eccessi. Piuttosto un avvertimento sulle insidie della patinata California e soprattutto della fama che tanti agognano. E anche Henley, nel scrivere la canzone, ha pensato a quanto in quel momento la cocaina lo stesse travolgendo in un turbine autodistruttivo. Per questo era importante sottolinearne i lati negativi, come ha dichiarato Henley nel 1979.

Ora tutti hanno la cocaina, non importa quanto sia di merda. Non riuscivo quasi ad ascoltare quella canzone mentre la stavamo registrando, perché mi stavo sballando molto in quel momento e la canzone mi faceva sentire male. Stavamo cercando di dipingere un quadro che la cocaina non fosse così eccezionale.

Tuttavia, come già anticipato e come sarebbe successo con Cocaine di Eric Clapton, il messaggio fu frainteso da molti, che interpretarono l'assuefazione alle droghe nella sua parte più spensierata. Qualunque fosse l'interpretazione maggioritaria, il pezzo scalò rapidamente le classifiche, posizionandosi al n. 11 della Billboard Hot 100. Un ottimo traguardo per affiancare la celeberrima Hotel California, paladina della prima posizione e detentrice di un disco di platino. 

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