Cream: la storia di WHEELS OF FIRE in 4 curiosità

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Nel 1968, Bruce, Clapton e Baker misero la loro firma come Cream per l'ultima volta su un album epocale del rock, inciso su due dischi e laccato di una certificazione di platino. Un vero gioiellino testamentario del supergruppo, che riscopriamo in 4 curiosità. 

Le origini di White Room

La traccia di apertura di WHEELS OF FIRE è anche la più celebre. Si tratta di White Room, perla di Jack Bruce firmata dal poeta beat Pete Brown, già autore di Sunshine Of Your Love. Ma se quest’ultima è la punta di diamante di Eric Clapton, White Room è il cavallo di battaglia di Bruce. Il cantante e bassista traspone in musica quello che Brown descrisse ironicamente come “un monologo sul mio nuovo appartamento”, attribuendo simbolicamente alla stanza bianca e vuota, in cui un uomo aspetta la sua amata, un profondo senso di solitudine.

Così tra contrasti di luci, ombre e colori e la fine di una storia d’amore avanza un brano dal tocco ruvido, alfiere di un’armonia immortale e subito riconoscibile. Quella che venne in mente a Bruce mentre pedalava tra le campagne francesi, nel 1967. Ci volle un anno prima che il pezzo fu completato e registrato agli Atlantic Studios di New York.

L’eredità di Jimi Hendrix

E un anno è anche il tempo che separa il nostro da DISRAELI GEARS (1967). Quest'ultimo porta con sé Sunshine Of Your Love e Tales Of Brave Ulysses, canzone a cui «Rolling Stone» fece riferimento per linciare White Room, descrivendola come una sua fioca copia e inibendo Clapton dal suonarla dal vivo: lo farà solo altre tre volte dal 1968. Anche perché il chitarrista ha nel cuore un’altra eredità, quella legata ai funambolismi alla chitarra di Jimi Hendrix che, con il suo debutto ARE YOU EXPERIENCED? stava dettando legge alla fine degli anni Sessanta. E, mentre Bruce e Ginger Baker non accoglievano molto bene la competizione discografica, Clapton assaporò la magia del pedale wah wah, che Jimi usava massicciamente, e incominciò a farlo suo. Quel passaggio ereditario scrisse il marchio di fabbrica dell’album. 

Parliamo di numeri

WHEELS OF FIRE venne pubblicato nel Regno Unito il 9 agosto 1968 e il giorno dopo raggiunse il suo picco in classifica, rimanendo nella Billboard Hot 100 per 50 settimane. White Room fu il primo singolo estratto, seguito da Crossroads, e raggiunse la cima della classifica in Australia e la seconda posizione in Germania e Nuova Zelanda, posizionandosi invece solo al 26esimo posto in Gran Bretagna. Nei decenni successivi il brano cambiò più volte direzione, toccando il terzo posto come picco nelle classifiche britanniche.

Ma la peculiarità dell’album sta nei due dischi che lo compongono. Il primo frutto della registrazione in studio, il secondo di un live a Fillmore del 1968, anche se in realtà solo una delle quattro tracce venne registrata in quell’occasione. Tra queste spicca Toad (7 marzo 1968) cavallo di battaglia del vulcanico Baker, che dispiega il suo assolo lungo una durata di oltre 16 minuti, per rimanere sempre in tema di numeri.

Un album testamentario

Quarto e ultimo album della band,  venne pubblicato dopo il loro scioglimento solo per accordi presi con l’etichetta discografica. Le tensioni erano già evidenti tra i tre assi del rock, indomiti detentori di un palco che non poteva essere più condiviso. Per non parlare dell’indole già fumatina di Baker e dei continui screzi con Bruce. Insomma, la fine era prossima, ma si coronò di un risultato memorabile. WHEELS OF FIRE, infatti, fu il primo disco doppio a ricevere una certificazione di platino.

E dopo il successo di DISARELI GEARS, che aveva raggiunto i numeri di Rolling Stones e Beatles, il produttore Felix Pappalardi investì anche sull’innovazione stilistica, con sfumature ibride tra l’elettronica e la musica classica guidata dal violino. Una produzione ricca e sfaccettata, dove i Cream seguirono come sempre la loro inventiva, oltre il successo, oltre i numeri, solo con quel talento coltivato per raccontare a pieno la passione per la musica.

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