L’ultimo concerto di Lou Reed con i Velvet Underground

Poeta maledetto e narratore del sottobosco urbano, Lou Reed ha incarnato un inconfondibile simbolo rock degli anni Sessanta e Settanta accanto agli avanguardisti Velvet Underground, fino a quell'ultimo concerto del 23 agosto 1970. Volete saperne di più? 

Il 27 ottobre 2013 ha abbassato il sipario sulla gloriosa e sfaccettata esistenza di Lou Reed, pionieristico cantautore del mondo underground metropolitano e simbolo dei gloriosi anni Sessanta. Era infatti il 1964 quando lui e il collega John Cale, entrambi studenti universitari, vennero scoperti dal re del Pop Art, Andy Warhol, mentre suonavano al Village, camaleontico e celebre quartiere di New York. Quella coppia era destinata a ipnotizzare le nuove generazioni con una narrazione torbida della contemporaneità, affacciata su temi che nessuno osava raccontare all'epoca, come la prostituzione e la tossicodipendenza. 

Lo spirito del rock nella sua veste più alternativa trovò quindi sfogo in un mondo artistico anticonformista, coronato, con l'avvento della cantante Nico, dall'album THE VELVET UNDERGROUND & NICO (1967). Con Sterling Morrison alla chitarra e Maureen Tucker alla batteria, i Velvet Underground avevano trovato la loro firma. Da quel momento altri quattro album in studio sul curriculum e un'eredità su cui moltissime band successive hanno fondato il loro stile. Basti pensare ai Sex Pistols e ai Talking Heads, per non contare la sacerdotessa del rock, Patti Smith. Tuttavia, nel 1973, la parentesi Velvet Underground si chiuse con Doug Yule alla voce

Perché l'emblematico protagonista dei Sixties, Reed, illuminò il suo ultimo palcoscenico con la band il 23 agosto 1970. La location prescelta per l'addio fu il Max's Kansas City, un locale notturno di Manhattan che raccolse, in quella serata di fine estate, alcune delle personalità più influenti del mondo dell'arte e della musica. Ecco quindi che, accanto al celebre artista Roy Lichtenstein, pupillo della Pop Art, troviamo David Bowie, Jimi Hendrix e Bruce Springsteen. Tutti presenti per assistere a un momento storico. Sul palco, il cantante di New York e dei suo demoni rilasciò il suo amore per il pubblico sulle note di I'm Waiting For The Man. 

Il concerto non rimase però solo nelle memorie di chi lo visse. Nel 1972, infatti, i Velvet Underground pubblicarono il loro primo live album, LIVE AT MAX'S KANSAS CITY. Non solo l'ultimo album di Reed, ma anche il primo bootleg autorizzato nel rock. Il live venne infatti registrato da un'amica di Reed, Brigid Polk, una ragazza del circolo di Warhol, su un registratore a cassette portatile Sony TC120. Nonostante le registrazioni non fossero eccellenti da un punto di vista acustico, dato anche il sottofondo chiacchierato del pubblico al locale, l'Atlantic Records, dopo averli ascoltati, decise di farne un album. L'ultimo testamento di Reed con i Velvet Underground. 

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