Roger Daltrey non sa perché Keith Moon voleva unirsi agli Who

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Keith Moon viene ricordato come uno dei batteristi più influenti nella storia della musica moderna. La sua consacrazione avvenne sedendo dietro le pelli degli Who, ma a tutt'oggi, il motivo per cui entrò nella band sarebbe sconosciuto. 

Nel corso di una recente intervista intrattenuta dal frontman degli Who, Roger Daltrey, ai microfoni di BBC Radio Scotland, questi ha rivelato di non avere idea del vero motivo per il quale il compianto batterista abbia deciso di entrare a far parte della band, esprimendo anche le incredibili emozioni da lui provate durante la prima audizione di Moon sul palco. Moon entrò tra le file del gruppo quando, questo, era già relativamente affermato e puntava alle stelle dopo essersi preso Londra. 

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Roger Daltrey ricorda l'incontro con Moon 

Parlando del passato di Keith Moon prima di entrare negli Who, Roger Daltrey ha spiegato: "All'epoca suonava in una band che faceva cover delle canzoni dei Beach Boys. Era il 1963, quindi andavano per la maggiore. Noi volevamo suonare il blues e tutta la musica più pesante. Non gli ho mai chiesto come mai abbia deciso di diventare il nostro batterista, visto quanto diversi fossimo"

"Suonavamo con un session man - ha continuato - Lo pagavamo una fortuna, 2 Sterline! Poi Keith si presentò di fronte al palco con la sua chioma rossa lucente, un vestito in tinta coi suoi colori, occhi grandi e scuri ed una presenza brillante. Ci chiese subito se stessimo cercando un batterista e se potesse fare un'audizione. Chiedemmo al nostro batterista se gli importasse di dare una chance a quel ragazzino e lui rispose che non ci fossero problemi, prese una pausa e Keith salì sul palco"

La prima jam tra gli Who e Keith Moon

Andando avanti con il colloquio, Roger Daltrey ha ricordato la prima volta che gli Who suonarono con Moon dietro le pelli, dicendo: "Non dimenticherò mai la canzone che suonammo, Road Runner di Bo Diddley. Alla fine, il suo modo di suonare, i ritmi con cui ci accompagnava, ci guidava lui. Invece di essere solo una presenza sulla traccia, Keith ci trasportava in un'altra dimensione, era come accendere il motore di un jet. Raddoppiava il beat e la chitarra di Pete si incendiava, diventava più pesante. Per questo diciamo che ci guidava lui. Era lui l'anello mancante per il successo. Nel giro di due anni da allora facemmo uscire il nostro primo disco"

Successivamente, Roger Daltrey si è spostato sulle sfaccettature più nere e personali del suo rapporto col batterista, spiegando di aver provato diverse volte ad allontanarlo dalle dipendenze che lo avrebbero portato alla morte. A tal proposito, il cantante ha rivelato: "Io e Keith legammo molto negli ultimi due anni della sua vita. La mia relazione con lui era molto diversa da qualsiasi altra. Eravamo acerrimi nemici all'inizio, ma ci stringemmo molto. Credo che lui si sia avvicinato a me perché ero l'unica costante nella sua vita. Non facevo uso di droghe e non ero un alcolizzato. John Entwistle lo era e poi arrivarono anche gli stupefacenti, anche Pete beveva. Fui l'unico a mantenere l'equilibrio. Tenere insieme una band in queste condizioni è un lavoro molto duro"

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