LET IT BE: i nomi in codice dei Beatles dietro l’album

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Sono diversi gli aneddoti e i retroscena nati dietro quella che, da molti, viene considerata la più grande band di tutti i tempi. Storia vorrebbe che i Beatles avessero avuto dei nomi in codice durante la realizzazione di LET IT BE.

Da quando sono, prepotentemente, esplosi sulle scene, nel 1962 con Love Me Do, i Beatles hanno affermato la loro reputazione di pionieri assoluti della musica contemporanea. Hanno trainato un’intera cultura, spingendone il paradigma musicale principale in un futuro avanguardistico, attraverso sperimentazioni estreme in grado di scendere a compromessi con tracce catchy da puro visibilio.

I Beatles hanno esteso la propria influenza ben oltre i confini del rock, cambiando il mondo per sempre. Il loro, è stato un lavoro indimenticabile, a tutt’ora in grado di ispirare artisti e semplici appassionati. Sono diversi, i momenti memorabili nei trascorsi dei Beatles, uno di questi che, grazie alla docu-serie Get Back, disponibile su Disney+, ha avuto modo di destare l’attenzione dei fan, viene ricondotto a quando, durante la creazione di LET IT BE, i membri della band abbiano ricevuto dei nomi in codice.

I nomi in codice dei Beatles: ecco come andò

In una delle scene della serie, la band discute le dinamiche del loro ultimo, iconico, concerto sul tetto della Apple Inc. a Londra. Il gruppo era in disaccordo riguardo la location dello show, citandone diverse: l’anfiteatro Sabratha, in Libia, fu uno dei suggerimenti. A causa di questo stallo, Ringo Starr e George Harrison guadagnarono dei nomi in codice, inventati dal regista di Get Back e dalla sua troupe. Poco dopo, la crew rivela gli epiteti affibiati ai due musicisti, ispirati dai Paesi principalmente in vista negli asset geopolitici del tempo.

“Una delle priorità per Russia, è quella di avere un pubblico inglese”, esclama il regista, rivolgendosi a Lennon che replica: “Oh, Russia! Sarebbe grandioso!”. A questo punto, Hoggs aggiunge: “No, no, no è il nome in codice di Ringo. Lui è Russia”. Lennon si mostra confuso, uno stato alimentato dall’idea di McCartney di trasportare i fan inglesi con una barca per poter suonare all’estero o, magari, su una piattaforma galleggiante in alto mare.

L’ingresso di Harrison nel discorso, spinge il regista ad esclamare: “Aspettate, Francia sta arrivando!”, portando il Beatle silenzioso a dire: “Francia? Non posso andare in Francia!”, spingendo Hoggs a spiegare, ancora una volta, l’inside joke tra lui e la sua troupe. In Get Back, non sono citati i nomi in codice di Lennon e McCartney, ciò nonostante, si tratta di uno spezzato davvero divertente del quotidiano dei Beatles durante il loro ultimo, storico, colpo di coda.

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