LA PARTE MANCANTE è il titolo dell’album inedito di Francesco Di Giacomo. L’uscita sarà a dicembre, però una piccola anteprima live c’è stata il 30 settembre al Planet Live Club di Roma, conclusione del Progressivamente Free Festival: una serata omaggio interamente dedicata a lui, come la 26esima edizione del festival.

Si poteva fare tutto prima ma ogni cosa ha il suo tempo. Il tempo necessario per elaborare, per lasciare andare quelle canzoni e quelle frasi scritte in dieci anni, il tempo per abituarsi a un nuovo equilibrio. E sì. A un certo punto della vita succede che devi fare un grande salto e riatterrare in punta di piedi in cerca di un nuovo equilibrio. Non sono riuscito a farlo prima, nonostante le tue voci erano lì, registrate da tempo, e gli arrangiamenti pronti… nonostante lo stimolo costante di Antonella, la moglie di Francesco, che ha prodotto tutto. Ma come scritto nel Qoelet, contenuto nella Bibbia, c’è un tempo per ogni cosa.

“Che bello, ne fate un disco?”, era il commento dei nostri amici che ascoltavano le canzoni. “Poi vediamo”, era la nostra risposta. La prima scritta insieme non è proprio una canzone. Francesco: “Vorrei non pensare più alla metrica musicale, infilare le parole su note già scritte, ma scrivere e basta”. Era il 2004, a casa sua in cucina, con un piccolo microfono, registro la voce di Francesco che parla. “Quanto mi costa” è nata così. Francesco parla e io metto dei suoni sotto. La prima canzone è stata Bomba intelligente nel 2005 (il brano è stato poi incluso nell’album FIGGATTA DE BLACK di Elio e le storie tese nel 2016, dove è presente la voce di Francesco. Nello stesso anno ha vinto la Targa Tenco come miglior canzone al Premio Tenco 2016).
Anche qui la voce registrata in cucina a casa sua. È difficile raccontare dieci anni di riflessioni, di pensieri mescolati, di cuori sbranati dall’emozione. Arriva un momento in cui non comprendi più se quella che chiamavamo una piacevole abitudine si era trasformata in una piacevole esigenza. “Ci vediamo domani a pranzo”, e restavamo seduti fino a sera. Appunti scritti su fogli improvvisati, note redatte a caso seguendo l’istinto. “Ne fate un disco?”. “Poi vediamo”, ripetevamo come un mantra.

Francesco alla prima edizione del Prog Exhibition, foto di Luca Fiaccavento

Esigenza o abitudine? Dov’è il confine?

Come quando un pomeriggio del 2006, a luglio, gli racconto di quanto sia difficile lasciare andare un amore, se esiste un modo per dire addio. “Stai calma, con calma, prendi tempo il tuo, tutto quello che resta, non si sa mai se basta. Bisognerebbe avere frutta fresca in frigo per non lasciarti andare. Bisognerebbe avere un po’ di pane che non somigli al tuo viso, ma pane da mangiare. Bisognerebbe avere il senso del non avere, per non avere niente e aversi solamente. Per bene, per bene. Bisogna innamorarsi per bene, le cose vanno fatte per bene, perché l’amore è solo per bene”.
Torno a casa con queste parole e le metto in fila con le mie note. “Che titolo gli diamo?”, chiedo. “Insolito” mi risponde. Ancora oggi dopo tanto tempo mi emoziono ad ascoltarla. Penso a quel titolo, a quello che rappresenta, a quanto scriveva Francesco, a come non aveva mai smesso di farlo. A quanto siano attualissime le sue parole.
“Vedi che progettano, compongono, scompongono, decidono così è com’è. Senti che teorizzano, tramutano, soppesano, deformano così è com’è. Si accordano, intonano, dispongono, distonano, dirigono così è com’è. Guarda che bella neve, che bella neve c’è. Eccoli giurabili, onorabili, così inverificabili così è com’è. Toccali che curano, guariscono, regalano miracoli sì, così è com’è. Noi rimaniamo immobili, scambiabili, così sissignoribili noi, così è com’è. Guarda che bella neve e sotto questa neve che neve nera c’è”.

2009: Lo stato delle cose.

Qui manchi a un sacco di gente, France’, e tante cose sono cambiate. Te ne sei andato proprio quando avevi sistemato tutto per seguire un nuovo percorso, quando avevamo deciso di pubblicare. Si poteva fare tutto prima ma ogni cosa ha un suo tempo, il tempo necessario.
“Che bello, ne fate un disco?”.
Sì. L’abbiamo fatto.

Testo di Paolo Sentinelli. Foto di copertina di Fabio Massimo Iaquone.

La cover story di Francesco Di Giacomo è su PROG Italia n.20, disponibile qui.

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