Durante il loro ultimo tour i Camel hanno deciso di risuonare per intero l’album MOONMADNESS. Il chitarrista Andy Latimer ha ricostruito per noi il processo creativo che nel 1976 ha portato alla pubblicazione di uno dei grandi classici del progressive rock…

L’ultima volta che nel Regno Unito c’è stata un’estate così calda, i Camel erano una delle band più importanti in circolazione. Sull’onda dell’enorme successo del 1975, THE SNOW GOOSE, la band fondata dal chitarrista Andy Latimer nel 1971 si era ormai affermata come una delle formazioni più in vista in ambito prog rock e sembrava destinata a raggiungere un pubblico ancora più ampio. E infatti l’album successivo, pubblicato nel marzo del 1976, è a tutt’oggi considerato il migliore della discografia dei Camel ed è quello che ha ottenuto maggior successo.

MOONMADNESS ha rappresentato l’ultimo acuto della classica line-up costituita da Latimer, Peter Bardens (tastiere), Doug Ferguson (basso) e Andy Ward (batteria).

Facciamo un salto avanti al 2018, ed ecco che troviamo l’attuale line-up dei Camel impegnata a portare in tour proprio la riproposizione integrale di MOONMADNESS. Un compito non facile che ha obbligato i musicisti a riascoltare a fondo l’album che, per molti fan, meglio rappresenta l’essenza del sound del gruppo. Tornando indietro con la mente ai giorni che seguirono la pubblicazione di THE SNOW GOOSE, Latimer ammette che la band non aveva le idee molto chiare su come dare seguito al successo che si era improvvisamente materializzato.

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“Eravamo tutti un po’ perplessi. Perché la grande domanda che ci siamo posti è stata: e ora cosa facciamo? Probabilmente dato che eravamo un po’ incoscienti, decidemmo di provare a fare qualcosa di completamente differente. Avremmo potuto registrare ‘The Snow Goose parte 2’ ma invece decidemmo di andare nella direzione opposta”.

In realtà c’era una certa pressione da parte della casa discografica, la Decca, che spingeva il gruppo affinché realizzasse un altro album di successo. L’etichetta era rimasta piacevolmente sorpresa dal risultato ottenuto con THE SNOW GOOSE, su cui inizialmente aveva nutrito più di una perplessità. “C’era sempre stata molta pressione da parte del management della casa discografica, volevano che producessimo qualcosa di commerciale”, ricorda Latimer. “Quando hanno ascoltato THE SNOW GOOSE sono rimasti sconvolti perché si trattava di un’unica lunga composizione, quindi non poteva essere trasmessa per radio. Ci hanno chiesto di registrare cose più commerciali ma noi abbiamo resistito. Eravamo molto arroganti, li abbiamo mandati a quel paese e abbiamo proseguito per la nostra strada. In realtà alla Decca non erano così cattivi. Ci hanno lasciato fare, il problema per loro era solo cercare di capire come fare a vendere quello che producevamo”.

Ben decisi a non ripetersi, Latimer e Bardens, ovvero i due componenti che si occupavano della composizione dei brani, iniziarono a buttare giù delle idee per il nuovo album. Il chitarrista ricorda con un po’ di malinconia quel periodo di grande fermento creativo: i due scomparvero nelle campagne del Surrey e iniziarono a lavorare insieme. Ma l’atmosfera era un po’ particolare.

“Ci eravamo ritrovati a comporre in questo posto vicino Dorking, in un grande granaio, molto bello. Ma anche molto strano. Le persone apparivano all’improvviso senza che te ne accorgessi, e io e Peter iniziammo ad avere delle strane visioni notturne, ci svegliavamo di soprassalto e ci sembrava di vedere dei fantasmi nella nostra stanza. Qualcuno di notte grattava alla porta e alle finestre. Questi fenomeni si verificavano ogni volta che c’era la luna piena. Così iniziammo ad associare la luna alla follia collegata con la luna piena ed è così che venne fuori il titolo del disco. In quel posto accadevano delle cose veramente strane”.

Al di là degli eventi sovrannaturali, MOONMADNESS rappresenta indubbiamente il punto più alto della collaborazione tra Latimer e Bardens.

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L’articolo completo, a cura di Dom Lawson è su PROG Italia n. 21, in edicola e in digitale, disponibile qui.

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