The Living Years: l’omaggio di Mike Rutherford al padre

Mike-Rutherford

Il 2 ottobre 1950 nasce Mike Rutherford, storico bassista dei Genesis, che nel 2014 ha ricordato il rapporto conflittuale con il padre con un'autobiografia. 

Gli anni Sessanta hanno scritto le basi di un conflitto generazionale sull'onda del cambiamento sociale. Da un lato i padri, testimoni dei conflitti mondiali e forgiati dalla disciplina e dall'altro i figli, fondatori della libera espressività e portavoci del cambiamento culturale. Tra questi c'era un piccolo Mike Rutherford, all'epoca un bambino e poi un adolescente in conflitto con il desiderio militare del padre, il Capitano William.

A 18 mesi dalla nascita del figlio, William era a servire il Paese nella Guerra di Corea come medico della Marina. Lui che ha vissuto la prima guerra mondiale e combattuto nella seconda, non poteva vedere Mike crescere tra le vesti di un musicista rock. 

Ma il desiderio del futuro bassista dei Genesis era lontano dalle divise militari e dall'educazione ferrea, verso una creatività musicale votata alla sperimentazione. Così, a quindici anni, Mike gettava le fondamenta del progressive rock di matrice britannica, avvolgendosi in pantaloni a zampa e tuniche afgane.

La sua eredità doveva essere scritta tra le note musicali, nonostante la disapprovazione del padre, che voleva renderlo un ligio membro della Marina. Tuttavia il loro rapporto conflittuale, come nelle più tradizionali storie di famiglia, torna alla memoria di Mike dopo la morte del padre. C'è quel rimorso, sentito ma mai espresso, che trova luce prima in un album e poi nella prima autobiografia scritta da un msicista dei Genesis: THE LIVING YEARS. 

Tutto nasce da una bellissima canzone dalla melodia evocativa, cantata da Mike e incorniciata dal gruppo che l'artista scelse dopo i Genesis, nel 1985, i Mike + The MechanicsSi intitola The Living Years, contenuta nell'album omonimo del 1988, e sottolinea l'importanza di vivere i momenti insieme, prima che sia troppo tardi.

Così Mike racconta di un'epoca in cui non si esprimevano i propri sentimenti a parole, ma attraverso quotidiani gesti impercettibili. Si ricorda quando suo padre lo obbligò a diventare un cadetto studentesco della sezione navale di una delle più prestigiose scuole inglesi. Lui gli rispose che voleva una chitarra. E a distanza di anni, ormai adulto, Mike raccoglie le memorie e i ricordi che hanno tratteggiato la vita di un grande uomo, suo padre.

Quelle che lui non ha mai voluto pubblicare e che invece vedono la luce grazie al figlio che ha sempre rigettato tutto ciò che rappresentava. C'è devozione, rispetto, ammirazione e desiderio di riavere tra le braccia quel padre sempre lontano in mare. Così ritorna il piccolo Mike che piangeva con il suo bicchiere di latte, ma ora è un uomo maturo, che può allineare la sua brillante carriera a quella di William. In un'epoca diversa, in un mondo diverso.

 Ciò che resta immutato, con il passare degli anni è quel mantra che li accomunava. Essere sempre forti e coraggiosi, perché in loro scorre il sangue dello spirito militare. 

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