I venti anni di Metropolis Pt. 2 dei Dream Theater: i retroscena del capolavoro

IL 26 OTTOBRE 2019 L’EPICO DOPPIO CONCEPT ALBUM DEI DREAM THEATER METROPOLIS PT. 2: SCENES FROM A MEMORY HA COMPIUTO 20 ANNI

Pubblicato in un periodo letargico della scena progressive, sarebbe divenuto poi una pietra miliare del prog rock, ma per i suoi creatori non fu semplice portarlo a termine. Una storia fatta di litigi personali, problemi discografici e di una macchina mediatica che, per quanto ci provasse, non riusciva a comprenderli appieno. I Dream Theater ricordano con noi la creazione del loro capolavoro.

A livello mondiale, il 1998 fu un anno pieno di eventi. È l’anno dell’Accordo del Venerdì Santo, il trattato che sancisce la fine del decennale Conflitto Nordirlandese. Il continente europeo fa la conoscenza della nuova moneta, l’Euro. Le ammissioni di Bill Clinton sui suoi rapporti con la stagista Monica Lewinsky portano al processo di impeachment e alla susseguente assoluzione del presidente. La Francia vince la Coppa del Mondo, mentre la Russia viene colpita da una crisi finanziaria. L’ultimo fenomeno culturale di internet si chiama Google, e Titanic diventa il primo film a incassare un miliardo di dollari. Tutti questi fatti sono ovviamente ben documentati.

Quello che forse non sapete è che il 1998 è anche l’anno in cui Mike Portnoy lascia per la prima volta i Dream Theater – eh sì, anche se solo per un nanosecondo.“Per me i Dream Theater avevano raggiunto un punto critico”, esclama il batterista, ricordando oggi l’incidente. “Decisi di lasciare la band durante la tournée di FALLING INTO INFINITY – e così ho fatto, almeno per qualche giorno. Ci trovavamo in Finlandia, e in pratica…”, la sua voce poi si spezza e decide di non rivelare altri dettagli sugli oscuri motivi che portarono a un’azione tanto drastica. “Non ho intenzione di rientrare in questo discorso, ma diciamo solo che stavamo passando un periodo durissimo.

un album spartiacque con cui il gruppo impone i nuovi standard moderni del genere progressive metal

Per farla breve, l’unico modo per rimettere i Dream Theater in carreggiata era riconquistare il controllo totale di ogni aspetto della band”. Portnoy non sta esagerando. Al fine di rivisitare correttamente METROPOLISPT. 2: SCENES FROM A MEMORY in occasione del suo ventennale, dobbiamo prima fare un salto indietro ed esaminare in che razza di situazione si fossero cacciati i Dream Theater con il loro album precedente, FALLING INTO INFINITY, del 1997. All’epoca, la band americano-canadese era già insieme da 12 anni, se si esclude la breve parentesi iniziale come Majesty. Dodici annidi alti e bassi, come una falsa partenza, quando il gruppo firmò con l’etichetta Mechanic Records per pubblicare il disco d’esordio WHEN DREAM AND DAY UNITE, ma anche momenti di grande rilevanza, come l’ingresso del cantante James LaBrie e la migrazione verso la Atco (sussidiaria della Atlantic) per la pubblicazione di IMAGES AND WORDS, un album spartiacque con cui il gruppo impone i nuovi standard moderni del genere progressive metal.

Il disco successivo, AWAKE, coincide con la separazione dal tastierista Kevin Moore e una nuova battuta d’arresto, mentre una riorganizzazione interna costringe la Warner Brothers, proprietaria della Atlantic, a dirottare la band dapprima all’etichetta sussidiaria EastWest e infine alla Elektra – lontano dunque dall’influenza positiva di Derek Shulman, ex cantante dei Gentle Giant diventato poi perno centrale della Atco, l’uomo che aiutò la band a ottenere il primo contratto discografico.

“Onestamente non ho la più pallida idea del perché la Warner ci abbia tenuto fino all’ottavo album, ovvero per l’intera durata del contratto”, ammette oggi il chitarrista John Petrucci. È facile dimenticare che più di 20 anni fa il futuro dei Dream Theater sembrava tutto tranne che sicuro.

Non si erano ancora guadagnati il rispetto che gli si porta oggi, e la stampa specializzata faceva molta fatica a capirli (“Non ci proviamo nemmeno a finire sui giornali, tanto già lo sappiamo che ci massacrano!!!”, lamentò il batterista Mike Portnoy in un’intervista per una rivista all’epoca). Oltretutto la band entrò in una parabola discendente piegandosi definitivamente ai voleri degli impresari discografici, e con FALLING INTO INFINITY raggiunse appena la posizione n. 52 della«Billboard» Hot 100.

Anche se l’idea originale venne dapprima a Petrucci, Portnoy rimase colpito da un film chiamato L’altro delitto (Dead Again), diretto e interpretato daKenneth Branagh, e il duo iniziò a discutere una trama in cui un uomo chiamato Nicholas entra in ipnoterapia regressiva e scopre di essere stato, in una vita precedente, Victoria Page, giovane vittima di un brutale omicidio negli anni 20.

L’uomo decide quindi di andare più a fondo, fino a scoprire altri inquietanti dettagli sulla sua vita passata, sia al maschile che al femminile. Per confondere ulteriormente gli ascoltatori, i 12 atti che compongono la trama furono scomposti, tagliati e incollati in maniera apparentemente casuale, simile al processo di frammentazione narrativa usato da Quentin Tarantino in Pulp Fiction.“Era una sorta di romanzo giallo che andava seguito con il libretto dei testi, perché diversi caratteri corrispondevano ai diversi periodi temporali della storia”, aggiunge orgogliosamente Portnoy.

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