Perché quello di Piero Pelù è un Festival rock

Piero Pelù, in gara a Sanremo con il brano “Gigante”, ha fatto un grande Festival rock. Ecco i motivi di questo giudizio, che forse non tutti condivideranno.

Si tratta ovviamente di un giudizio soggettivo che molti non condivideranno.

1/ Se ne è fregato del parere dei fan

Piero era ben consapevole che questa partecipazione al Festival di Sanremo sarebbe stata indigesta a buona parte della sua fan base. Infatti, da sempre, la kermesse sanremese è vista dal popolo italiano della musica “alternativa” come personificazione del “potere”, del “sistema” – sistema che Piero ha sempre combattuto sia con le sue canzoni che con le sue dichiarazioni pubbliche. Nonostante questo se ne è fregato e ha approfittato dei suoi 40 anni di carriera per salire sul palco dell’Ariston; cosa che, tra parentesi, avrebbe potuto fare in qualsiasi momento durante questi 40 anni. Gli va dato atto quindi, che anche il fatto di infischiarsene, è stato un atteggiamento rock.

2/ La sua interpretazione è veramente rock

Passando all’esibizione vera e propria, non si può dire che non sia in linea con lo stile di Pelù e che non sia stata estremamente “rock”. Dal testo della canzone (“Gigante”), all’attitudine sul palco: Piero ammicca con la telecamera, viaggia con grande naturalezza tra la platea, urla in faccia agli spettatori seduti in poltrona. Un vero rocker, sporco e graffiante, come se ne sono visti pochi durante la storia del Festival.

3/ La sua “misura” è il vero rock

Allo stesso tempo, tolta l’esibizione, Piero è stato misurato e non ha fatto di tutto (al contrario di altri partecipanti) per emergere a tutti i costi e far parlare di sé; ha demandato tutto alla sua esibizione, che ha comunque fatto discutere ed è stata apprezzata da giuria demoscopica e giornalisti in sala stampa. Con la sua “misura”, quindi, ha posto l’accento sull’esibizione togliendo fronzoli di contorno che solitamente caratterizzano il Festival.

4/ Ha “duettato” con Little Tony

La scelta di portare il brano del 1967 “Cuore Matto” di Little Tony per la terza serata dedicata alle cover è stata sicuramente azzeccata: un brano che fa parte della tradizione popolare è stato reinterpretato in chiave fortemente rock. Anche il fatto di aver deciso di “duettare” con un artista scomparso, che è stato ricordato in un video durante la performance, è stata geniale. Pelù ha inoltre dichiarato:

Ho trovato nella rilettura del testo di Cuore Matto una forte componente anti-maschilista e di conseguenza contro il femminicidio. Il protagonista della canzone viene lasciato dalla propria fidanzata ma, anzichè rispondere con rabbia e violenza, rialza la testa e coglie l’occasione per guardare avanti e migliorarsi. Mi sembrava giusto proporla in questa sede, in un clima di dibattito su questo tema importante.

Insomma, una scelta e una rilettura chiaramente rock.

5/ Il look

Aspetto sempre sottovalutato, ricordiamo che anche il look rientra a pieno titolo tra le scelte stilistiche che denotano la figura di un vero rocker. Piero ha ragionato sugli abiti di scena, portando ogni sera una declinazione temporale differente (anni 80,90,2000). E sfidiamo chiunque a dire che la ricerca del look perfetto non sia un aspetto da vero rocker (e che gli abiti di scena di Piero non fossero rock)!

Ecco la nostra video-intervista a Piero:

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