Quando Bob Dylan pubblicò un flop… di proposito

bob dylan
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È possibile che un artista decida di mettere in commercio un album "brutto"? È possibile e Bob Dylan ne sa qualcosa. Ecco la storia dietro a SELF PORTRAIT. 

La giornata di oggi segna un traguardo importante per uno dei dischi più controversi di Bob DylanSELF PORTRAIT, decimo album in studio del cantautore, compie infatti cinquant'anni.

Quando venne pubblicato, l'8 giugno del 1970, lasciò i fan dell'epoca particolarmente perplessi. Molti sono i motivi. Prima di tutto, delle ventiquattro tracce proposte solo quattordici erano state scritte dal cantautore, mentre le altre sono principalmente cover di canzoni pop e folk molto conosciute. 

Anche il tipo di voce utilizzato in SELF PORTRAIT venne ritenuto piuttosto strano, dato che Dylan si fece ispirare dallo stile dei crooners - i "canticchiatori" che interpretano brani non melodici in chiave confidenziale - e dal genere country.

Il risultato? Un modo di cantare che si discostava di molto da quello utilizzato dall'artista nei suoi lavori precedenti, fatta eccezione per NASHVILLE SKYLINE (1969).

Insomma, per dirla brevemente, il disco non ricevette molte recensioni positive e venne visto da molti come il peggiore lavoro di Dylan pubblicato fino a quel momento. Ma attenzione, come spesso accade, successo di critica e successo commerciale non andarono di pari passo: l'album entrò in classifica ai primissimi posti sia negli States che nel Regno Unito aggiudicandosi anche un disco d'oro negli Stati Uniti. 

Possibile che un artista del calibro di Dylan – che negli anni Sessanta aveva avuto talmente tanto successo da essere considerato un vero e proprio portavoce della sua generazione (ve ne abbiamo parlato qua) – avesse toppato così clamorosamenteÈ certamente probabile, dato che spesso anche i migliori sbagliano, ma è altrettanto possibile che ci fosse dell'intenzionalità dietro alla pubblicazione di SELF PORTRAIT

Per spiegarci meglio, torniamo indietro di qualche anno. Era il 1966 e un fatidico incidente in moto nei pressi di Woodstock pose Dylan sotto i riflettori. Molti iniziarono a inventare congetture su un possibile tentativo di suicidio mentre altri, nonostante le cronache dell'epoca riportassero che si era trattato di un incidente senza gravi conseguenze, iniziarono a far circolare voci che affermavano che Dylan fosse, in realtà, morto

Tutta questa pressione mediatica diede molto da pensare a Dylan. Il musicista avrebbe voluto infatti scrollarsi a forza quell'appellativo di "portavoce di una generazione" che gli era stato affibbiato e riguadagnarsi un po' di pace e una vita privata che non rischiasse di finire sotto i riflettori ogni giorno. 

Seguì più di anno di isolamento volontario dell'artista che cercò in tutti i modi di allontanare da sé le attenzioni dei media. Un isolamento che, però, non fece altro che gettare benzina sul fuoco, alimentato dalle teorie che vedevano Dylan morto o scomparso. 

Così, dopo altri due album di discreto successo (anche se non al livello della sua produzione precedente, vedasi BRINGING IT ALL BACK HOME), JOHN WESLEY HARDING (1967) e il sopracitato NASHVILLE SKYLINE, arriviamo a SELF PORTRAIT e alla sua nefasta ricezione.

La copertina? Un autoritratto disegnato dallo stesso Dylan:

Non avevamo ancora un titolo per l'album. Conoscevo un tizio che aveva della tempera e una tela e così disegnai la copertina in cinque minuti. Alla fine dissi: "Lo chiamerò SELF PORTRAIT".

Diverso tempo dopo la pubblicazione dell'album, Dylan dichiarerà che il disco era stato pensato deliberatamente per essere un flop nel tentativo di riuscire dove il suo isolamento aveva fallito, ovvero nel suo allontanamento dai riflettori della scena musicale dell'epoca, un'epoca che iniziava a stargli troppo stretta.

Visto il successo ottenuto, potremmo dire forse che il tentativo fallì miseramente. Ma niente di ciò rende vana la grande intuizione che si cela dietro all'album: la voglia di rottura col passato, oltre a una certa dose di ribellione nel non tentare a tutti i costi di piacere al pubblico o agli addetti ai lavori. Anzi, l'espressa volontà di distaccarsi quanto più possibile dalle proprie produzioni precedenti che tanto piacevano ai fan e che l'avevano reso un musicista di successo. 

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