BLIZZARD OF OZZ: la rinascita di Ozzy Osbourne

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Oggi BLIZZARD OF OZZ, primo disco di Ozzy Osbourne dopo il licenziamento dai Black Sabbath, compie 40 anni. Ecco la storia di un capolavoro:

Ozzy ha sempre detto che il primo album di un artista o di una band è il più bello, perché "hai tutto da guadagnare e nulla da perdere". Non era esattamente così nei primi mesi della sua forzata carriera solista.

Facciamo un passo indietro: nel 1979 i Black Sabbath sono appena tornati sotto l’ala protettrice del padrino del rock Don Arden e, affidati alle cure della figlia Sharon, vengono alloggiati al Bel Air. In quel periodo, i rapporti tra Ozzy e gli altri Sabbath sono già molto compromessi, tanto che Tony chiede espressamente a Sharon di liberarli del cantante. Confidando in una veloce riappacificazione, Sharon sistema Ozzy al Le Parc di West Hollywood ma, seguendo le richieste di Iommi, prende anche contatto con l’allora cantante dei Rainbow, Ronnie James Dio.

Al Le Parc, Ozzy inizia una spirale discendente di droga, alcool, cibo spazzatura e prostitute. È la ferrea volontà di Sharon a strappare Ozzy dalla sua abulia, anche se la loro relazione sarebbe iniziata più tardi.

Sharon sa che la prima cosa da fare è costruire una band attorno a Ozzy. Fondamentale è lo zampino del bassista Dana Strum che suggerisce a Randy Rhoads, allora chitarrista dei Quiet Riot, di provarci, nonostante le molte incertezze. Rhoads si presenta alle audizioni e viene accettato immediatamente. Il motivo? Secondo Ozzy, tutti i chitarristi che si erano presentati al casting cercavano di imitare Tony Iommi, mentre lui aveva fatto sentire la sua “voce”. E questo gli era bastato.

Tra Ozzy e Randy inizia fin da subito una strana simbiosi: a differenza di altri, Randy lo aiuta a creare anziché obbligarlo a scrivere o, peggio, canzonarlo per la sua mancanza di basi musicali. 

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Ozzy Osbourne e Randy Rhoads

Ozzy, Randy e Bob Daisley (ex Rainbow) al basso lavorano incessantemente negli studi gallesi Rockfield e al Transam Trucking, nel Suffolk, con Randy che fa la parte del leone nella composizione e Bob che sforna un testo dietro l’altro sulle linee vocali di Ozzy. E alla batteria? È il tour manager tedesco Ossie Hoppe a suggerire l’ex Uriah Heep Lee Kerslake.

Il gruppo è al completo.

La prima traccia scritta è Goodbye To Romance, una ballata che paga tributo all’amore di Ozzy per le armonie dei Beatles e che è al tempo stesso il suo modo di dire addio ai Black Sabbath.

Quando la band entra in studio, molti dei testi non sono ancora pronti. Tra questi c’è Suicide Solution: la musica era nata su una Gibson Flying V durante una festa dei Wild Horses e, nonostante Ozzy abbia più volte dichiarato di averla scritta per la morte di Bon Scott, Bob sostiene di averla composta partendo dalla prima – e unica – strofa ispirata a Ozzy da Reflections on Ice Breaking del poeta americano Ogden Nash, che scrive “Candy is dandy but liquor is quicker”.

Crazy Train nasce quasi per scherzo dall’amore che Bob e Randy condividono per i treni; Dee (il nomignolo con cui Randy chiamava sua madre) è un momento di puro virtuosismo del chitarrista e crea mirabilmente l’atmosfera adatta per l’attacco-killer di Suicide Solution.

L’ultimo pezzo scritto, No Bone Movies, sarebbe dovuto essere una B-side, ma viene inserita perché anche Lee abbia un credito di scrittura; è altresì l’unico pezzo in cui torna prepotente la memoria del glam dei Quiet Riot. La creatività delle sessioni è tale che diverse canzoni finiranno su un secondo disco, DIARY OF A MADMAN, che uscirà l’anno successivo.

A “dare una mano” all’amico Ozzy, conosciuto durante le registrazioni di NEVER SAY DIE, l’ultimo suo disco con i Black Sabbath, arriva infine anche il tastierista Don Airey. Dopo aver composto il pezzo di pianoforte usato in Revelation (Mother Earth) e collaborato con Randy in fase armonica e compositiva, si dedica all’intro di tastiere di Mr. Crowley.

Vuole la leggenda che Don chieda a tutti di andarsene e di tornare dopo una mezz’ora. E che al suo rientro in studio, ascoltando il risultato, pare Ozzy dica ad Airey che gli è letteralmente “entrato in testa”.

Trovate l'articolo completo, firmato Luca Fassina, sul secondo numero di «Hard Rock Magazine», in edicola e sul nostro store online.
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