Arthur Brown, avanguardia da 80 anni

 Arthur Brown
Courtesy of © Arthur Brown
Arthur Brown, a ottant’anni suonati, non ha smesso di guardare avanti. E di sperimentare forme sempre nuove di espressione e comunicazione.

Ormai ottantenne, Arthur Brown ha alle spalle una carriera incredibilmente creativa ed è passato attraverso mille cambiamenti artistici, eppure continua imperterrito a guardare avanti, a sperimentare, cercare nuove strade sonore e mediatiche, ancora lucidissimo e sempre impaziente di risalire su un palco. Nel 1968, con Pete Townshend alla produzione, coglie il successo della vita che lo accompagnerà per sempre nell’immaginario rock, quel Fire che gli regala popolarità e successo. Da allora ha continuato a evolversi, aprire nuovi sentieri (i suoi Kingdom Come, nei primissimi anni Settanta, furono tra i pionieri nell’utilizzo della batteria elettronica nel rock), influenzare l’estetica e la teatralità nella musica, collaborare con decine di artisti e musicisti. L’intervista (grazie a Enrico Croci) lo coglie come un fiume in piena, desideroso di ap- profondire con puntiglio ogni argomento e con uno sguardo rivolto al futuro. Il nuovo album "MONSTER’S BALL" è ancora fresco e pulsante e si avvale dei contributi di nomi come Ian Paice, Steve Hillage, James Williamson degli Stooges, Nik Turner degli Hawkwind e Shuggie Otis.

Qui un estratto dell'intervista:

"Sei stato un musicista molto influente nella storia del rock. Pensi di aver ricevuto i giusti meritie riconoscimenti?"

Claire ed io abbiamo lavorato duramente negli ultimi sei anni per ottenere il giusto riconoscimento del mio contributo ai recenti sviluppi dei parametri complessivi nel rock e nello stile di canto. Così per i miei contributi alle creazioni prog, elettroniche, psichedeliche e soprattutto multimediali.

La mia intenzione negli ultimi sei anni è stata quella di connettermi al pubblico attraverso tutte le vie dei social media e dare veramente un senso ai miei nomi teatrali, come “The God of Hellfire”. Sono particolarmente affezionato al mio Visionary Artist Award di Prog e al mio “His Royal Highness” come “Artista Leggendario”. Quest’anno, il mio riconoscimento è stato anche il risultato degli straordinari sforzi della Prophecy Records nel promuovere il nuovo album e il cofanetto intitolato "THE LONG LONG ROAD".

Arthur Brown - Monster's Ball
La copertina dell’ultimo album di Arthur Brown: "MONSTER’S BALL". In basso: Arthur Brown e il suo celebre elmetto infuocato.

""MONSTER’S BALL" ha un sacco di ospiti prestigiosi. Come è nata la scelta?"

Durante il tour con il progetto ELP di Carl Palmer, con la mia compagna di vita, manager e direttore creativo Claire Waller, siamo stati invitati per un incontro a Las Vegas da Brian Perera, capo della Cleopatra Records, e John Lappen. Da qui è nata l’idea di un album di stampo horror. Brian ha il suo stile, di grande successo, nel dirigere una casa discografica. Ciò comporta avere un elenco di artisti famosi in vari generi diversi. Questo album è stato realizzato in quel modo. Brian e John sapevano che avevo lavorato con Alan Davey quando lui era il bassista degli Hawkwind e io sono stato per sei mesi il loro cantante principale. Quindi, aveva un’idea del mio stile di canto. Gli è stato assegnato un ruolo di produttore. Poi Brian ha voluto un cambio di gusto, quindi vari altri musicisti famosi sono stati chiamati per portare un cambio di approccio su alcuni brani. Alcuni sono stati scritti da me e dal grande artista psychobilly Danny B Harvey. Molti di questi artisti li ho conosciuti in diversi momenti della mia carriera.

Leggi l'intervista completa sulla rivista Classic Rock, da questo venerdì in tutte le edicole e online sul sito Sprea.it, insieme a Prog e Vinile!

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