WISH YOU WERE HERE: l’apparizione “fantasma” di Syd Barrett

wish you were here

Il 12 settembre 1975 usciva un album leggendario dei Pink Floyd, che ebbe dell'incredibile anche durante la registrazione in studio, con la ricomparsa a sorpresa di Syd Barrett. 

Sono passati 45 anni dalla pubblicazione di WISH YOU WERE HERE, il nono album dei Pink Floyd e l'unico negli anni Settanta ad aver raggiunto il primo posto in classifica sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Lo lanciò la casa discografica EMI, che non riuscì a stampare abbastanza copie dell'album per soddisfare la famelica richiesta dei fan. Insomma, un successo esplosivo, che si riflette sull'iconica copertina dell'album, dove due uomini d'affari si stringono la mano e uno di loro prende fuoco. 

Da un lato c'è quindi l'interazione musicale dei membri della band, votata alla creazione del suo secondo concept album, dall'altro la paura dei sentimenti, capaci di bruciare l'anima. E si può dire che questo accadde ai Pink Floyd quando videro arrivare lo storico cofondatore della band, Syd Barrett, in studio durante le registrazioni, nel giugno 1975. Un'apparizione fantasma, deformata dall'abuso di droghe e dal folle abbandono alle circostanze. Syd era lì, anche se non pienamente conscio delle sue facoltà, per ascoltare i suoi compagni. 

syd barrett

A quanto si racconta, all'inizio tutti i membri del gruppo faticarono a riconoscerlo, poi Roger Waters scoppiò in lacrime. Perché Syd era lì con loro, ma in realtà non c'era. La sua allora imponente figura, affine a quella di Leonard Lawrence in Full Metal Jacket, lo rendeva irriconoscibile. Mancava il suo sguardo elettrico, i suoi capelli arruffati e la verve del leader. Così i Pink Floyd, che avevano tanto faticato a trovare idee per il loro album, videro in Syd la loro scintilla. E a lui è dedicata Shine on you crazy diamond, un'epopea trascendentale che verso la fine evolve in un coro emozionante di voci dedicato a Syd.  

Remember when you were young, you shone like the sun
Shine on you crazy diamond
Now there's a look in your eyes, like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond
You were caught on the crossfire of childhood and stardom
Blown on the steel breeze.

La dedica è offerta più di tutti da Roger Waters, che ricorda il ruolo fondatore di Syd e il vecchio scettro affidatogli per la scrittura dei testi. Ora quel compito appartiene a lui e sarà suo almeno fino al 1985. Si può dire quindi che traspaia dal brano un'aura di assenza, che aleggia intorno alla mancanza nostalgica di Syd.

Ma la sua ultima apparizione al gruppo non fu l'unica curiosità legata alla registrazione. L'intro, per esempio, fu registrata dall'autoradio della macchina di David Gilmour, che tra l'altro litigò con Waters durante le prove.

Poi c'è quella canzone, Have a cigar, che non fu cantata da nessun membro della band, ma dal loro amico Roy Harper.

L'album quindi non si fece mancare proprio nulla, così da costruire una grande leggenda dietro una grande composizione.  

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