ABBEY ROAD: quattro brani scelti e la loro storia

Il 26 settembre 1969 usciva uno degli album più celebri dei Beatles che, oltre una copertina iconica velata dal mistero, raccoglie alcune delle canzoni più belle dei Fab Four. Conosciamone meglio quattro!

Come Together 

Il brano di apertura dell'album è Come Together, un abbandono ipnotico e ritmato a una trainante combinazione di voce, chitarra e batteria. La canzone appartiene a John Lennon, così come la storia che l'accompagna. Era infatti il luglio del 1969 quando Lennon e Yōko Ono indivano un Bed-In di protesta contro la guerra del Vietnam. Tra gli ospiti nella loro camera da letto c'era Timothy Leary, guru dell'LSD e del movimento Hippie, in carica contro Ronald Reagan come governatore della California.

Fu lui a chiedere a Lennon di scrivere un brano di rappresentanza della sua campagna elettorale, dallo slogan "Come together, join the party". Così nacque uno dei pezzi più celebri della storia della musica, votato alla liberazione sessuale. Nella sua storica evoluzione, subì anche una causa per plagio per un'espressione tratta da una canzone di Chuck Berry e, ancora oggi, la ripetizione sussurrata di Shoot di Lennon appare inquietantemente profetica. 

Something 

La scaletta prosegue con un altro brano d'eccezione, Somethingdefinita da Frank Sinatra come "La più grande canzone d'amore mai scritta". E di questo dobbiamo ringraziare la penna di George Harrison, che per anni si è nascosto nell'ombra di un brano che si attribuiva erroneamente alla coppia McCartney/Lennon.

Con una canzone dolce dal crescendo avvolgente, Harrison parla d'amore senza mai citarlo, ma lasciandolo a un magico intreccio di immagini evocative. Inizialmente si pensava che il brano fosse dedicato alla moglie di George, Pattie Boyd, ma fu lui stesso a proporre una versione alternativa. Sembra infatti che il brano evochi anche la divinità indù Krishna, in relazione al movimento Hare Krishna a cui era legato il musicista. 

I Want You (She's So Heavy)

I Want You (She's So Heavy) è il sesto brano dell'album, l'ultimo e il più lungo registrato dai Beatles, con una durata di poco più di sette minuti. Si tratta di una ruvida dedica d'amore che Lennon rivolge alla sua Yōko Ono.

La canzone si compone di 14 parole, che vengono ripetute continuamente accompagnate da riff di chitarra dal tocco malinconico. Questi, dunque, coprono in maniera prevalente l'esecuzione, creando una melodia iconica e inquietante, che mostra un lato diverso dell'amore.

Lo stile, così particolare e diverso dalle altre canzoni, è considerato addirittura un precursore dell'heavy metal e la canzone abbraccia un tentativo sperimentale di Lennon, che voleva direzionarsi verso un'estrema sintesi di parole, per comunicare senza dire nulla. Qui proponiamo un'iconica reinterpretazione di Joe Anderson dal film Across The Universe

Here Comes The Sun 

Chiudiamo la nostra selezione con un'altra perla di George Harrison che si inserisce come settima traccia dell'album. Si tratta di uno dei brani più celebri e reinterpretati della scena musicale, che ancora oggi irradia di luminosità e gioia la storia dei Beatles.

Tutto nacque una mattina di primavera del 1969, quando Harrison incontrò l'amico Eric Clapton. Il confronto musicale e il caldo sole che avvolse la giornata ispirò il chitarrista e cantautore dei Fab Four a comporre il brano che tutti conosciamo. Un inno di rinascita, speranza e fiducia nel domani.

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