Tom Petty e il mistero dei fratelli Wilburys

Traveling-Wilburys

Nel 1988, una serie di “fatti magici” portò alla genesi dei Traveling Wilburys. Bob Dylan, George Harrison, Tom Petty, Jeff Lynne e Roy Orbison pubblicarono TRAVELING WILBURYS VOL.1, seguito dal VOL.3. Che fine ha fatto TRAVELING WILBURYS VOL.2?

Con il senno di poi, molti fan pensarono a uno scherzo, a un modo per prendersi affettuosamente gioco di loro: il tutto sembrava un’idea di Bob Dylan e George Harrison, il cui senso dell’umorismo era noto a molti. Altri credevano che il Vol. 2 fosse in un certo senso FULL MOON FEVER, album di Tom Petty cui effettivamente collaborarono i Wilburys.

Fatto sta che, quando nell’ottobre del 1990 - due anni dopo la morte di Roy Orbison che colpì molto tutti i componenti - il gruppo rilasciò TRAVELING WILBURYS VOL. 3, si scatenò una gran confusione. Una confusione che non fece che alimentare la curiosità dei fan. Inoltre, il fascino del mistero che circondava dall'inizio questo supergruppo – si spacciavano per dei fratelli, figli di Charles Truscott Wilbury Sr.  – incuriosì anche chi era alle prime armi con la loro musica.

Insomma, in un certo senso questo scherzo fu una grande operazione di promozione del gruppo, che riuniva già tutti i fan dei singoli artisti. Immaginate di sentir parlare di un terzo album, quando voi, che vi considerate degli esperti di Tom Petty o di Bob Dylan, o dei Beatles, voi che avete amato Pretty Woman e Jeff Lynne, non avete mai messo gli occhi su un Vol. 2. Sicuri che non impazzireste?

Si racconta che molti iniziarono a vagare per le strade chiedendo a chiunque se avessero tra le mani quel secondo album; altri lo cercarono come fosse il Sacro Graal. Le voci si ingigantirono, le teorie venivano sussurrate nei pub e dentro le case. Ma nessuno ne veniva a capo e il mistero rimaneva fitto. Ma insomma, c’era o non c’era questo secondo album?

Nessuno lo sa ancora oggi. Le teorie sono rimaste molte, tra cui quella secondo cui il Vol. 2 era stato prodotto ma non messo in circolazione. A noi piace molto l’idea di uno scherzo, proprio perché ci ricorda di quanto in realtà nessuno dei componenti prendesse molto sul serio né il gruppo né se stesso.

I motivi per cui i cinque si erano riuniti erano pressoché delle coincidenze, che George Harrison chiamò “fatti magici”: una chitarra dimenticata da George, una telefonata su mille a cui Bob Dylan decise di rispondere… e così, quasi per caso, si creò uno dei supergruppi più interessanti della storia del rock.

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