La schizofrenia dei primi King Crimson

KING CRIMSON
Classic Rock 97

Peter Sinfield fu l’oracolo, il vate dei primi anni dei King Crimson. Letteratura, equilibri visuali e sonori erano suoi. E quel linguaggio ricco di simbolismi.

Se consideriamo la storia travagliata del gruppo nei suoi primi anni, è evidente come l’elemento unificante, la vera guida dei King Crimson, non sia stato tanto Robert Fripp, che spesso all’epoca sembra vittima passiva degli eventi, quanto Pete (Peter) Sinfield. Un compito ben gravoso per chi si è assunto l’onere di scrivere i testi, provvedere all’impianto luci, sedere al mixer, curare la grafica delle copertine e perfino, all’occorrenza, caricare e scaricare il pesantissimo Mellotron dal furgone.

Diversamente da Fripp – nato in provincia, nel Dorset, da una famiglia modesta – Peter Sinfield era il classico esponente della swinging London, un giovane hippy innamorato dei poeti beat, di Bob Dylan e di Donovan. Figlio di una militante di sinistra bohémienne e bisessuale che lo porta giovanissimo alle marce della pace, ha come governante una celebre artista circense, Maria Wallenda.

Le sue frequentazioni preferite sono i romanzi di fantascienza, i drammi di Shakespeare, il Signore degli anelli di Tolkien, le canzoni di Simon & Garfunkel, e ancora le canne, le mostre d’arte, la prima musica psichedelica: è questo il disordinato ed esaltante percorso di formazione del giovane Peter.

Strimpellando malamente la sua chitarra ha già imbastito, ispirandosi a Dylan ma con l’orecchio attento al “celtico” Donovan, due ballate sull’alienazione, il dominio totale di anonimi e potenti burattinai, i rischi della guerra nucleare dell’inquinamento, quando incontra Ian McDonald, un brillante polistrumentista che si è fatto le ossa suonando in banda durante il servizio militare e che si offre di sviluppare quelle idee appena abbozzate.

peter sinfield

Sorge a questo punto spontanea la domanda: chi fondò i King Crimson? I provinciali fratelli Giles e Fripp, oppure gli smaliziati londinesi Sinfield e McDonald?

Sembra impossibile dirlo. Difficile anche discernere la paternità dei primi brani: Schizoid Man nasce dalla somma di varie idee e riff di Lake e di McDonald, e Fripp ci mette la sua tecnica fulminante, il perfetto controllo di distorsioni e feedback. Di certo, i giovani King Crimson avvertivano la temperie dei tempi, la fine delle utopie degli anni Sessanta, la lacerante perdita dei padri Beatles ma, al contrario degli anarchici utopisti delle comuni di San Francisco, la loro è una risposta sofferta e introspettiva.

La cultura alternativa degli anni Sessanta aveva già cantato la follia intesa come dimensione “altra”, come un diverso, privilegiato osservatorio della realtà e dei mali della società. Pensiamo a Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, all’antipsichiatria di Ronald Laing, a The Fool On The Hill dei Beatles. Sinfield ha il coraggio di mettere in versi non la follia creativa, ma la dimensione patologica della schizofrenia, seguito a ruota dai Black Sabbath di Paranoid.

Non mancavano certo nella musica degli anni Sessanta avvertimenti messianici sui destini dell’uomo e del pianeta come A Hard Rain’s A-Gonna Fall di Dylan. Ma la grandezza di Sinfield risiede nel suo affrontare questi stessi temi con un linguaggio allusivo, denso di simbolismi.

Trovate l'articolo completo, dedicato a Pete Sinfield e firmato da Stefano Pogelli, su «Classic Rock» n.97, sul nostro store online.

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