Eric Clapton e il capolavoro venuto da una tragedia: Tears in Heaven

Eric Clapton, Crossroads Festival, Classic Rock, Stone Music,

Si può vivere tutto l'amore e il dolore di un padre attraverso una canzone? Lo dimostra Eric Clapton, con uno dei più magici e delicati brani della sua carriera, simbolo di uno sfortunato evento per sempre cicatrizzato nel cuore. Scopriamo quindi l'origine di Tears In Heaven. 

La musica è una cura profonda per l'anima. Un emolliente donato ai cuori sfregiati, con la speranza di poter rinascere dalle ceneri dei ricordi. Ed Eric Clapton sa bene cosa voglia dire rapportarsi all'indelebile dolore tracciato dalla memoria. Così, lo storico chitarrista dei Cream e brillante cantautore, a 46 anni perse suo figlio Conor, di soli 4 anni. Era il 20 marzo 1991 e Conor giocava indisturbato in un appartamento con vista su Manhattan insieme alla madre Lory Del Santo. All'epoca la showgirl veneta e Clapton non stavano già più insieme, dopo una turbolenta e focosa relazione

Bastò un attimo di distrazione di Lory e un gesto sbadato della cameriera perché la giornata sfociasse in tragedia. Il piccolo Conor vide gli ampi finestroni dell'appartamento lasciati aperti e, incuriosito si sporse troppo, precipitando dal 53esimo piano dell'edificio sulla 57th Avenue. Quel giorno Eric Clapton era a New York e il mondo gli precipitò addosso. Erano passati cinque anni da quando aveva conosciuto la Del Santo, dedicandole la canzone Lady Of Verona (1986) dopo la fine della sua relazione con Pattie Boyde, storica moglie di George Harrison. 

Ma in quel 1991 il cantautore aveva bisogno di stare solo e, dopo un periodo di isolamento e depressione, Clapton trovò rifugio nella sua più fedele alleata, la musica. L'occasione per rimettersi in gioco arrivò con il film Rush (1991) - in italiano tradotto come Effetto Allucinantedi Lili Fini Zanuck, di cui il chitarrista scrisse la colonna sonora. E la canzone che spicca per bellezza e profondità è Tears In Heaveninserita poi nel live album UNPLUGGED (1992). Per la scrittura Clapton chiamò Will Jeggins, talentuoso paroliere già autore di Up Where We Belong (Ufficiale e Gentiluomo, 1982) e in futuro dell'iconica My Heart Will Go On. 

Quando Jeggins arrivò da Clapton, quest'ultimo aveva in mano solo la prima strofa del brano. Quel bellissimo incipit che recita: 

Would you know my name?
If I saw you in heaven
Would it be the same?
If I saw you in heaven

Riconosceresti il mio nome, se ti incontrassi in Paradiso? Così già dalle prime parole affiora un intimo e dolcissimo discorso di un padre al figlio. Un'opera che Jeggins accolse con cautela, data la delicatezza e la proiezione personale del testo. 

Era difficile immedesimarsi in quella perdita, tratteggiata così sinceramente in musica. Tuttavia Jeggins aiutò Clapton con un'ottima collaborazione, che valse all'artista 3 Grammy Awards. Tuttavia, nonostante l'immedesimazione catarchica del brano, Clapton lo eseguì per l'ultima volta nel 2004. Lo stesso anno in cui il pezzo fu dedicato alle vittime dello Tsunami in Thailandia, con una collezione di artisti d'eccezione, tra cui Ozzy Osbourne, Elton John, Phil Collins, Ringo Starr e Steven Tyler. 

Il 2004 fu anche l'anno in cui Clapton performò per l'ultima volta My Father's Eyeun altro toccante brano in cui l'artista relaziona la morte del figlio a un padre mai conosciuto. Tears in Heaven, però, non venne dimenticata. Così nel 2007, l'ex frontman dei Toto, Joseph Williams, realizzò una cover per il suo album solista TEARS. Solo nel 2013 Clapton riportò sul palcoscenico il brano che aveva smesso di suonare perché non lo sentiva più così in profondità come quando lo compose. Allora era il 50esimo anniversario dall'inizio della sua carriera e quel brano potè impreziosire un'anima maturata, ma ancora accompagnata dall'eterno ricordo.

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