Dal sabotaggio dei Queen al volo di Peter Gabriel: le ospitate rock indimenticabili di Sanremo

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Sanremo è il Festival Della Musica Italiana, ma anche il teatro di memorabili ospiti rock che ne hanno calcato le scene, soprattutto negli anni '80 e '90. Da Peter Gabriel, ai Queen, fino ai Bon Jovi, scopriamo chi ha accolto negli anni il palco dell'Ariston. 

Sanremo 1982: KISS e Van Halen...e non solo 

L'edizione del 1982, condotta da Claudio Cecchetto e Patrizia Rossetti vanta una collezione di ospiti internazionali. A partire dai KISS, che si esibirono via satellite - dallo Studio 54 di New York - senza il chitarrista Ace Frehley, assente a causa di un infortunio. I tre erano però in collegamento con un' inviata, Gianna Morello, imbarazzata dagli scherzosi e impertinenti musicisti, tra la lingua di Gene Simmons e i saluti in italiano di Paul Stanley. Mentre la band mascherata cantò I, sul palco dell'Ariston i Van Halen si esibirono con una cover hard rock di Pretty Woman di Roy Orbison. Tra le spaccate di David Lee Roth non dimentichiamo altri celebri ospiti: Gloria Gaynor, i Village People, i Bee Gees e Marianne Faithfull. 

Sanremo 1983: Peter Gabriel 

Già ampiamente rodato sulla carriera da solista dopo i Genesis, l'eclettico Peter Gabriel si presenta al Festival del 1983 con un'esibizione memorabile. Canta Shock The Monkeyvincitrice di un Grammy Award, con un trucco sopraffino. La sua maschera dalle fattezze scimmiesche accompagna una performance in playback - com'era consuetudine all'epoca - con tanto di funambolismi atletici. Memorabile il momento in cui Gabriel prende una corda a mo' di liana, planando sul pubblico, per poi camminare sulle poltrone. Il ritorno è invece più doloroso, perché il cantante si prende una bella schienata contro il palco. Ma anche questo è il bello della diretta. 

Sanremo 1984: Queen 

Sotto l'ala protettrice di Pippo Baudo, i Queen si esibiscono invece alla trentaquattresima edizione di Sanremo. Non si tratta però di una parentesi lodevole per il Festival, dato che l'ipnotica band di Freddie Mercury non rimase molto contenta dell'organizzazione Rai. Appena seppero che la loro esibizione sarebbe stata in playback da regolamento, fecero di tutto per smontare la performance. Così si ricorda Mercury con il microfono lontano da sé, mentre cerca di far capire agli spettatori che Radio Gaga non è live. La produzione cercò in qualche modo di abbassare il volume per non destare interrogativi, ma rimase celebre la scoperta scandalosa. 

Sanremo 1986: Depeche Mode e Sting

Tra la vittoria di Eros Ramazzotti e le controversie legate all'esibizione di Loredana Bertè, Sanremo 1986 vide anche l'inizio di una storica tripletta. Ebbene sì, non solo i Depeche Mode portarono per la prima volta sul palco il synth pop, ma consolidarono una florida presenza all'Ariston. La prima fu la volta di Strippedla seconda, nel 1989, di Everything Countse la terza, nel 1990 di Enjoy The SilenceQuest'ultima, storico simbolo della band londinese, fu accolta da un'ovazione generale. Tuttavia nel 1986, sul palco comparve anche un altro nome iconico, quello di Sting, da poco affrancantosi dai The Police, che portò Russians

Sanremo 1987: Europe e The Smiths

A preannunciare la ricchezza performativa del 1988 anche il 1987 si consolida come una preziosa annata. Pensiamo ad esempio ai Duran Duran, ospiti con Skin Trade e già presenti all'edizione del 1985. La grandiosità artistica si propone anche con gli Europe e il loro hard rock made in Svezia guidato dall'indelebile voce di Joey Tempest. Sull'Ariston irrompe dunque The Final Countdowneterno inno al vertice delle classifiche. Ma non è finita, perché un'altra presenza distintiva è quella degli Smiths, con Askcondotta da Morrisey che, per l'occasione, rilasciò anche un'indimenticabile intervista alla Rai

Sanremo 1988: Paul McCartney, George Harrison, Def Leppard, Bon Jovi... 

Una fortunata collezione di ospiti rock incornicia invece la trentottesima edizione del Festival. Una vera proiezione gigantomane, dove le puntate si protraggono per oltre cinque ore l'una in modo da accogliere tutti. E i nomi di certo non mancano, a partire da Paul McCartney con due brani: Once Upon A Long Ago Listen To What The Man SaidLo segue il nostalgico George Harrison con la stuzzicante When We Was FabEcco poi Def Leppard e Bon Jovi con due mine della loro carriera discografica, rispettivamente Hysteria Wanted Dead Or AliveE ancora i Toto con Stop Loving You e gli INXS con il leggendario Michael Hutchence al soldo di Need You TonightInsomma, le sorprese non mancano. 

Sanremo 1994: Elton John e Phil Collins 

Nel 1976 Elton John pubblica con Kiki Dee una delle sue canzoni più carismatiche e trainanti: Don't Go Breaking My Heart. A distanza di più di vent'anni, il brillante e patinato performer illumina il palco dell'Ariston a fianco della celebre drag queen RuPaul. E non è l'unica stella che affiora tra le presentazioni di Pippo Baudo e Anna Oxa. Dopo la chiromantica esibizione dell'ex collega Peter Gabriel, anche Phil Collins arriva a Sanremo portando Everydaydall'album BOTH SIDES. In chiusura ricordiamo i Take That, che rimpolpano i sogni delle teenager con Relight My Fire

Sanremo 1996: Bruce Springsteen 

Per la quarantaseiesima edizione di Sanremo tornano i Bon Jovi, con Lie To Mee i Take That con How Deep Is Your LovePresenziano anche gli splendidi Cranberries di Dolores O' Riordan, cantando SalvationTuttavia tutti gli occhi, compresi quelli di Baudo, sono puntati sul Boss. Bruce Springsteen, infatti, corona il suo primo ingresso sul palco sanremese con un pezzo d'eccezione: The Ghost Of Tom JoadMa la sua presenza è accompagnata da un filino di imbarazzo e pudore, anche perché i fan non sono troppo contenti della sua presenza mainstream al Festival. Per questo l'esibizione di Springsteen è raccolta, intima e priva di convenevoli, anche se Baudo riesce a stringergli la mano.

Sanremo 1997: David Bowie 

Eccolo il re della televisione, Mike Bongiorno, che tiene le fila del Festival del 1997. Oltre a introdurre le scoppiettanti Spice Girls, il presentatore accoglie un ospite d'eccezione: David Bowie. Con un'esperienza da leone, ormai costellata di brillanti successi, il Duca Bianco non ha bisogno di presentazioni. E abbigliato da una lunga giacca barocca e il volto pulito, il cantautore tratteggia le sonorità di Little Wonder con carisma e incredibile semplicità. E si può dire che sia un anno particolarmente fortunato per Bowie che, dopo l'inserimento nella Rock And Roll Hall Fame (1996), si guadagna anche una meritata stella sulla Hollywood Walk Of Fame. 

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