Carlo Martello: come De André e Villaggio firmarono un capolavoro

de andre villaggio

Tra la Francia cavalleresca e la Genova anni Sessanta fiorisce un classico del cantautorato, nato dall'amicizia tra un grande comico del cinema italiano e del suo compare alla chitarra.

Correva l'anno 732 quando Carlo Martello, portavoce della prima dinastia di re franchi, sconfisse l'esercito arabo-berbero in avvicinamento alla Francia. Un evento epocale, conosciuto come la Battaglia di Poitiers, che sancì la definitiva frenata all'avanzamento dell'Islam.

Le memorie storiche dell'VIII secolo riaffiorano in una serata genovese del 1962, a casa di Paolo Villaggio. Lì, tra una canzone e una bevuta, il celebre attore e Fabrizio De André intrattenevano il tempo nell'attesa del parto incipiente delle rispettive mogli. Così nacque Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. 

L'idea per la canzone emerse da qualche strimpellamento di Faber. Villaggio ci mise le parole, ripescando la polpa storica dalla sua sopraffina conoscenza culturale. I due si trovavano facilmente in sintonia, complici e amici fraterni sin dal 1948.

In quegli anni Sessanta pieni di trasformazioni culturali, Faber aveva ventidue anni e un'innata capacità poetica che lo avrebbe portato al successo. Siamo agli esordi del percorso di crescita che lo vedrà svettare con La Canzone di Marinella (1969)ma il suo approccio è già avanguardista. 

I due artisti decisero di dar voce a un brano inusuale per gli standard dell'epoca, dal tema cavalleresco trattato in chiave parodica. Si rivolsero a Nanni Ricordi, secondo i due l'ultimo luminare del periodo che potesse comprendere un'opera tale. E nel 1963, pubblicato dalla casa discografica Karim, il brano uscì sul Lato A del 45 giri che ospitava anche Il FannulloneEntrambi prodotti di fattura testuale a opera di Villaggio e composizione di De André. 

Il compianto Villaggio, scomparso nel 2017, esplorava così il suo primo approccio musicale. Durante gli anni Settanta, infatti, avrebbe pubblicato tre singoli in omaggio ai suoi due personaggi cinematografici di punta, Fantozzi e Fracchia, e quattro album altresì a loro dedicati.

Ecco quindi Villaggio nel 1962, sul suo divano dell'elegante quartiere Albaro di Genova, a condividere una storia d'amore e cavalleria a fianco di Faber. E il pezzo non è solo originale per l'argomento trattato, ma anche per il registro linguistico, che si colora di espressioni auliche e ironia popolare. 

paolo villaggio
Paolo Villaggio

Così i primi versi omaggiano il fiero ritorno di Carlo, impreziosito nella sua armatura, ma in realtà desideroso di rispondere a quelle bramosie d'amor che gli sono mancate. Il desiderio sessuale si rivolge a una dama, mirabile visione: e lei è un po' guardinga di fronte a quel gran nasone e volto da caprone che è il suo re. Quest'ultimo però non sa che la giovane è una prostituta, che gli presenta un conto più salato di quanto lui ricordasse per le tariffe e addirittura scontato per il gran sovrano. 

Ecco dunque che Villaggio e Faber giocano tra la raffinatezza del componimento e quel pastiche linguistico che fa sorridere. Un prodotto che fu colpito dalla censura, ma che non rinuncia a raccontare un letterario approccio alla musica, ma anche un'amicizia ferrea, consolidata tra le osterie genovesi e il liceo classico. Da un lato la Sampdoria di Villaggio, dall'altro il Genoa di De André e tra loro quel soprannome simbolico che il comico diede al cantautore in omaggio alla sua marca di pastelli preferita.

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