Mellotron e Prog tra anni ’60 e ’70: le 4 band protagoniste

KING CRIMSON
Classic Rock 97

L'uso del Mellotron, strumento a tastiera che genera il suono tramite nastri preregistrati, dona al rock un'atmosfera classica e orchestrale, firma delle sinfonie di un neonato progressive. Ecco 4 band distintesi per l'approccio avanguardista. 

The Moody Blues

È il 1967 quando i Moody Blues acquistano a Birmingham il loro primo Mellotron. Ancora inconsapevoli della portata rivoluzionaria dello strumento, lo rendono iconico protagonista del Lato B del loro primo singolo, Love & Beauty. Tuttavia il vero esordio dello strumento si concretizza in DAYS OF FUTURE PASSED (1967), la narrazione musicale di una giornata, dove Michael Pinder si destreggia con lo strumento su base orchestrale. Lo aiutano il chitarrista Justin Hayward e il bassista John Lodge. Ma la versatilità di Pinder, al soldo del suo modello MkII, si palesa peculiarmente in due tracce: Tuesday Afternoon e Nights In White Satin. Nel primo caso riecheggia lo sposalizio tra archi e ottoni reso iconico dai Genesis con Watcher Of The Skies, nel secondo brano sta invece l’eternità di uno strumento prezioso e complesso. Il brano - coverizzato anche da Giorgio Moroder - vive di un'evocativo simbolismo cinematografico, impreziosto da una delicatezza struggente

King Crimson

Tra i pionieri del Mellotron spiccano indubbiamente i King Crimson, alla corte del suadente Re Cremisi nato dalla penna di Peter Sinfield. È il 1969 quando Robert Fripp, Greg Lake, Michael Giles e Ian McDonald tessono la ragnatela di un sound allegorico e favolistico. Il primo banco di prova è uno dei debutti più sorprendenti della discografia prog: IN THE COURT OF THE CRIMSON KING. Qui la poesia del Mellotron, nelle mani di McDonald, si sposa con l’inedita accoppiata The Court Of Crimson King ed Epitaph. Quest’ultima, in particolare, è un’ascesa tra jazz, musica classica e musica celtica. Da qui Fripp inizia a scandire un uso razionale e non pretenzioso del Mellotron, prendendone l'egida nel successivo IN THE WAKE OF POSEIDON (1970).

Genesis

Il battesimo del Mellotron dei Genesis affiora in NURSERY CRIME (1971), il primo album con Phil Collins e Steve Hackett. Sembra che l'eclettico tastierista Tony Banks comprò lo strumento proprio da Fripp, sancendo l’inizio di un nuovo registro stilistico. Qui, attraverso Seven Stones e The Fountain Of Salmacis, Banks indaga le potenzialità dello strumento che viene esteso con attenzione anche su FOXTROT (1972), in cui Watcher Of The Skies, intessuto di archi, ottoni e fisarmonica, è l’alfiere del simbolismo mellotronico. Una superba sinfonia di archi accompagna Dancing With The Moonlit Knight, asservita a un modello M400 appena acquistato da Banks. Siamo nel territorio di SELLING ENGLAND BY THE POUND (1973) dove la band acquista indipendenza espressiva e concretizza la sua dimensione storico-letteraria. La cifra mellotronica dei Genesis si traduce in vibrazioni corpose e sensoriali.

Yes

Nel 1971, il tastierista Rick Wakeman passa dagli Strawbs agli Yes, denotando per il quarto album in studio della band una propensione stilistica per il Mellotron. Il suo caratteristico Organo Hammond C3 si affianca a un MiniMoog e a un Mellotron M400 e si concretizza in FRAGILE (1971), la cui punta di diamante è Heart Of Sunrise. Qui l’energico e scalpitante intro incontra le sonorità complesse di un’apoteosi cosmica. E l’implicita passione per lo strumento, raffinato anche sulle note di America, ritorna in tutto il suo splendore in CLOSE TO THE EDGE (1972). Il brano mellotronico per eccellenza è And You And I, in cui l'incedere sinuoso si protende verso una dimensione epica, impreziosita dalla voce di Jon Anderson. Tuttavia anche Close To The Edge e Siberian Khatru in una dimensione onirica e fantascientifica.

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