Robert Berry: “Ecco 5 dischi che mi hanno forgiato”

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L’ultima composizione inedita di Keith Emerson si intitola Never. Il brano chiude il nuovo progetto discografico del polistrumentista californiano Rober Berry, dal titolo THIRD IMPRESSION: un modo per dare continuità al percorso iniziato dal trio Emerson, Berry & Palmer, che nel 1988 pubblicò TO THE POWER OF THREE, per poi sciogliersi dopo una serie di concerti.

In un'intervista tratta dall'ultimo numero di «Prog», che potete acquistare in tutte le edicole e sul nostro store online, abbiamo parlato con Robert Berry del suo rapporto con Keith Emerson, del nuovo disco THIRD IMPRESSIONS, e tra le altre cose anche dei dischi che hanno fatto la storia per Robert Berry.

Quali sono i tuoi cinque album preferiti di tutta la storia del rock?

Alcuni dischi che ricordo di aver studiato a fondo e che mi hanno in qualche modo forgiato sono: BLOW BY BLOW di Jeff Beck prodotto da George Martin, che qui cura anche gli arrangiamenti orchestrali, il doppio SONGS IN THE KEY OF LIFE di Stevie Wonder, REVOLVER dei Beatles, YESSONGS degli Yes, HOTEL CALIFORNIA degli Eagles.

Del mondo del progressive rock quali sono stati i tuoi gruppi di riferimento?

Dal primo momento ho amato gli Yes, poi gli EL&P. Lucky Man è un capolavoro. Essendo nato come tastierista mi affascinavano i suoni deisintetizzatori Moog di cui Emerson era il re. Ma ho amato anche la profondità dei Genesis, che ancora oggi mi sconvolge. Tony Banks è un musicista incredibile. Io, pur essendo americano, percepivo che in quegli anni l’Europa era l’epicentro, il cuore della musica più creativa.

Hai una tua personale classifica dei migliori musicisti, di qualsiasi genere?

Adoro la miscela perfetta di chitarra e tastiere quindi dico Wakeman/Howe, Downes/Howe, Beck/Hammer e Eddie Van Halen, che oltre a essere stato un chitarrista incredibile era anche un ottimo tastierista, capace di suonare Jimi Hendrix ma anche Keith Emerson. Tra i miei cantanti preferiti ci sono Lou Graham, John Wetton, John Lennon e Paul McCartney, Don Henley, Peter Gabriel. Uno dei miei sogni di sempre è quello di poter lavorare un giorno con Paul McCartney e Jeff Beck. Penso che loro due abbiano un qualcosa di leggermente diver- so, di ultraterreno, nel loro DNA.

Se potessi avere tutti i musicisti che ami che gruppo verrebbe fuori?

Simon Phillips alla batteria, adoro quello che ha fatto nel mio album tributo agli EL&P, ENCORES LEGENDS & PARADOX pubblicato nel 1999 con un grande gruppo di amici e musicisti, tra cui John Wetton, Martin Barre dei Jethro Tull, Glenn Hughes e James LaBrie alla voce, Jordan Rudess dei Dream Theater alle tastiere. Poi, Ian Crichton alla chitarra, semplicemente incredibile con i suoi Saga. Geoff Downes alle tastiere, ottimo compagno di scrittura e tastierista e ovviamente io al basso. Mi piacciono le band formate da quattro elementi, dve tutti lavorano sodo e fanno del proprio meglio per ottenere un sound uniforme.

La musica oggi?

A parte il rap, mi piace tutto, l’importante è che sia fatta bene al di là dei generi, degli stili e dei luoghi di provenienza. Ogni giorno registro e produco artisti diversi nel mio Soundtek Studios. Passo così tanto tempo in studio di registrazione, sia per lavorare alle mie composizioni, sia per produrre altri artisti, che quando esco da lì non voglio più ascoltare nulla. Quando guido in auto, non c’è niente di meglio del rumore delle gomme sulla strada. Ma la musica è stata la mia vita e continuerà a rendermi felice e in salute. Niente mi rende più felice.

Potete trovare l'intervista completa su «Prog» 35, disponibile in tutte le edicole e cliccando qui, sul nostro store online!

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