5 canzoni simbolo della psichedelia dei Beatles

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Il tocco psichedelico dei Beatles affiora negli anni Sessanta con alcune perle dai riferimenti più particolari e sfaccettati. Che sia Lucy in un cielo di diamanti o un campo infinito di fragole, i Fab Four lanciano perle pionieristiche del genere. 

Norwegian Wood (The Bird Has Flown)

In chiusura al 1965, i Beatles pubblicano RUBBER SOUL, scrigno di Norwegian Wood (The Bird Has Flown), che può rivelarsi come un brano pionieristico dell’era psichedelica. I quattro sono ancora fortemente influenzati dalla filosofia indiana e dal sound del maestro del sitar, Ravi Shankar. E il magico strumento, appena comprato dal mistico quiet beatle George Harrison, influenza la fantasia di John Lennon che, sul versante narrativo, si lascia sedurre dalle sue relazioni extraconiugali alle spalle di Cynthia Powell. Lui stesso ha rivelato di aver sempre avuto più di una relazione in corso, e che quindi il brano traduce una rapsodia di riferimenti passionali, velati e sfumati.

Tomorrow Never Knows 

Traccia di chiusura di REVOLVER (1966), Tomorrow Never Knows è un brano epico. Non solo, ma è considerato da Lennon, suo autore, il primo pezzo psichedelico in assoluto dei Fab Four. E se il pubblico e la critica lo ritengono uno dei migliori prodotti del cantautore, Lennon non ha mai tratto pieno appagamento dal brano, in quanto non conforme al suo pensiero originario. Così Lennon ha descritto la sua percezione, anche se la canzone resta di una bellezza rara:

Avevo immaginato nella mia testa che in sottofondo avresti sentito cantare migliaia di monaci. Non era pratico, ovviamente, e abbiamo fatto qualcosa di diverso. È stato un po' una seccatura e non mi è piaciuto molto. Avrei dovuto cercare di avvicinarmi alla mia idea originale, i monaci che cantano. Ora mi rendo conto che era quello che volevo.

Lucy In The Sky With Diamonds

Lucy In The Sky With Diamonds è la perla di STG. PEPPERS LONELY HEARTS CLUB BAND. Un brano firmato dalla coppia Lennon-McCartney e datato 1967. E, sin da subito, le immagini psichedeliche evocate hanno indotto i fan a pensare fosse un brano dedicato all’LSD, anche per l’acronimo che nasce dalle iniziali di Lucy-Sky-Diamonds. Una coincidenza che ha fatto sorridere i due Beatles, dato che la canzone si ispira in realtà da un disegno che il primogenito di Lennon, Julian, realizzò un giorno alla scuola materna. Così, in quell’atmosfera onirica e favolistica, emerge il ritratto di una sua compagna di classe, Lucy O’ Donnel, la vera musa ispiratrice della canzone.  

Strawberry Fields Forever

Sempre dell’annata 1967, ma appartenente alla parentesi del MAGICAL MISTERY TOUR, Strawberry Fields Forever è un altro simbolo della psichedelia beatlesiana. Anche in questo caso il pezzo acquista connotazioni fiabesche e policromatiche immerse in una giostra di simbolismi. Non si tratta però di un mondo inventato, ma di un luogo realmente esistente, che attinge al nome dell’orfanotrofio di fronte al quale John Lennon si era trasferito con la zia Mimi dopo Penny Lane. Quest’ultima, che dà il nome alla famosa canzone pubblicata come singolo con Strawberry Fields Forever, indica un altro luogo iconico della geografia dei Fab Four e ricalca l’immaginario della memoria di Liverpool della band.

I Am The Walrus

Rimaniamo ancora tra le trame del magico tour del mistero dei Beatles con I Am The Walrus. Il brano nasce dall’ispirazione di un racconto di Lewis Carroll, The Walrus And The Carpenter, contenuto nel suo secondo romanzo dedicato al Paese delle Meraviglie, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871). Come dimostra il celebre capolavoro surrealista di Grace Slick dei Jefferson Airplane, White Rabbit, l’unione di Carroll e degli allucinogeni crea una poesia suggestiva. E in questo caso Lennon, come da lui dichiarato in un’intervista del 1980, si è dato all’acido sia per la prima che la seconda strofa. Tuttavia il brano non è solo il frutto di un flusso di coscienza indiscriminato, quanto della composizione di più schemi, dal suono della sirena della polizia, alla descrizione su com’è fatto un corn flake.

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