I Cream, Eric Clapton e i 4 minuti più significativi della loro vita

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Era il 10 marzo del 1968 e i Cream si trovavano a San Francisco, quando con una cover di un classico blues di Robert Johnson, scrissero una delle pagine più importanti per la storia del rock e le loro carriere. 

A Eric Clapton ed i suoi Cream bastarono solo 4 minuti per imprimere definitivamente il loro nome nella leggenda. Per i membri del gruppo, incidere la cover di Crossroads, brano di Robert Johnson che i Cream avevano nel loro repertorio dal vivo sin dal loro primissimo concerto insieme, sembrò solo l'ennesima reinterpretazione di un classico. In realtà, i Cream siglarono una delle performance live più significative per la storia della musica contemporanea. Quasi completamente improvvisata da Eric Clapton, Jack Bruce ed il genio smisurato di Ginger Baker, Crossroads funge, oggi, da perfetta istantanea di una band straordinaria al suo apice creativo. 

La storia di Crossroads dei Cream

Più di un semplice brano, per i Cream, Crossroads rappresentò un momento simbolico e significativo, una performance magnifica con la quale la band trovò l'anello di congiunzione tra la rivoluzione rock e lo storytelling più profondo della tradizione blues. Scritta ed incisa come Cross Road Blues da Robert Johnson nel 1937, la canzone spreme l'essenza del Delta Blues del Mississippi, immergendola in una dimensione occulta, circondata dall'ombra della misteriosa morte dell'artista, a soli 27 anni, a causa di un male a tutt'oggi ignoto, a solo un anno dal suo rilascio. Quando i Cream ricostruirono la traccia, le concessero immane longevità, imprimendola nell'immaginario collettivo.

Apparentemente, però, Clapton non è dello stesso avviso. Ben nota è, infatti, l'avversione di Slowhand per il suo vecchio catalogo. Intervistato nel 2004 da Music Radar, il chitarrista rivelò: "Ho tolleranza zero per i miei vecchi brani, specialmente per Crossroads. La popolarità di quella canzone è sempre stata mera mistificazione per me. Non credo sia buona. Sono convinto di aver perso il tempo nel mezzo della canzone. Succedeva spesso coi Cream. Mi fa impazzire il fatto che ci sia questa performance in cui sono completamente fuori battuta. Non riascolto mai le mie vecchie cose. Sono sentieri che non voglio più percorrere". Si tratta di un'opinione posta in forte contrasto con l'idea che i fan dei Cream e non solo hanno di Crossroads e, in particolare, del solo di Clapton, considerato uno dei più evocativi nella storia del rock. 

Il solo di Clapton

Il ruolo di Mano Lenta sulla traccia è relegato ad un assolo iconico, esteso in cinque strofe, divenuto un manifesto della sua opera, a prescindere dalla sua stessa opinione. Crossroads rappresenta l'esempio lampante della maestria con la quale il chitarrista padroneggiava le chitarre Gibson e i sistemi d'amplificazione Marshall, producendo sonorità senza eguali. Un'interpretazione sublime, insomma, che collima con gli istrionismi di altri due geni musicali: Ginger Baker e Jack Bruce. La cover, inoltre, rappresenta uno dei pochi momenti nella discografia dei Cream in cui a Clapton furono affidate le prime voci.

Nella sua versione originale, Cross Road Blues racconta del sedicente patto che Johnson strinse col Demonio per trovare fortuna come performer. Un mito, questo, che caratterizza il blues sin dagli albori e che non smetterà mai di affascinare i fan della vecchia guardia e gli appassionati della nuova lena. Per quanto riguarda la cover dei Cream, essa venne interpretata come una metafora dei problemi che ogni essere umano affronta nella vita, con la costante consapevolezza che l'esistenza umana sia, in determinati momenti, condizionata da "presenze malvagie". Funse da brano d'apertura per il doppio album WHEELS ON FIRE e, comparato con le altre live-takes incluse nel disco, si presenta più mite e trasportata.

A parte una breve parentesi nei Blind Faith, Clapton definì la sua attitudine chitarristica proprio in questo senso, evitando per oltre un ventennio lo status di guitar hero con performance più solenni e misurate. Ad oggi, alla giunzione tra la Highway 61 e la 49 di Clarksdale, in Mississippi, si erge un monumento, tre chitarre giganti poste nella culla del Delta Blues, con su inciso "The Crossroads". Che sia o meno la location esatta che fece da sfondo al famigerato patto tra Johnson ed il mefistofelico estraneo, non è dato sapere. Quel che è certo è che la leggenda continua a vivere, per un'ampia parte, grazie alla reinterpretazione che i Cream fecero della traccia. 

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