Placebo: il nuovo album NEVER LET ME GO vale l’attesa

L'ultima fatica discografica dei Placebo è bruciante. Un ritorno glorioso dopo quasi un decennio d'assenza che è valso decisamente la tribolazione. 

A nove anni dalla loro ultima release, LOUD LIKE LOVE, il cyber rock dei Placebo subisce un piacevole restyling. I sintetizzatori assumono un ruolo più prominente, mentre il carattere dei brani rimane incisivo e d'impatto. NEVER LET ME GO riesce a presentarsi come un lavoro avanguardistico, da parte di una band che, delle proprie visioni sul futuro della musica, ha fatto un vero e proprio marchio di fabbrica. Sulla tela che il disco rappresenta si scagliano, quindi, infinite sfumature di colori, dalle più chiare e melodiche alle più scure, misteriose ed introspettive, rivolte verso un glorioso passato di pura rivoluzione sonica

NEVER LET ME GO, un lavoro variegato 

L'ultima fatica discografica dei Placebo non smette di sorprendere, mozzando il fiato dell'ascoltatore nota dopo nota. L'identità artistica che ha reso iconica la band, infatti, non esenta l'opera da cambi di rotta violenti come in The Prodigal, uno straordinario tripudio orchestrale, o l'electro-funk impazzito di Sad White Reggae o Hugz che, ai più, ha ricordato l'aggressività anticonformista dei Rage Against The Machine. A colpire ancor più della strumentale (compiendo, praticamente, un'impresa impossibile), i temi del disco. Un concept inquietante che espone i deliri narcotici di Brian Molko, discendendo lungo pericolosi meandri paranoidi e demoniache delusioni in tracce come Forever Chemicals, Surrounded By Spies e Twin Demons che rappresentano il sunto perfetto di questo disco.

I Placebo non si fermano qui, c'è molto di cui parlare nel mondo dopo nove anni di assenza, quasi come se scrivere un disco esclusivamente personale fosse un gesto egoista. Per questa ragione, arrivano la Brexit, la cultura della sorveglianza, le catastrofi climatiche, la sensibilizzazione sulle tematiche sopracitate e altro ancora, la reincarnazione e, come se non bastasse, il Nuovo Ordine Mondiale a rendere il disco ancor più riflessivo. C'è davvero tanto da assimilare in NEVER LET ME GO, lasciando l'ascoltatore chiedersi se altri nove anni saranno sufficienti per comprendere pienamente ogni sfaccettatura dell'album. Ai posteri, l'ardua sentenza

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