Alla ricerca della luce: l’intervista a Steve Hackett

Antonio De Sarno, Steve Hackett, intervista, Prog Music, Stonemusic
2018 © Tina Korhonen/ www.tina-k.com

Dal numero 22 di Prog Music (in edicola), un breve estratto dell’intervista a Steve Hackett, storico chitarrista dei Genesis

Viviamo tempi bui, ma per fortuna c’è chi, come Steve Hackett, prova a vedere un raggio di luce oltre il nostro orizzonte cupo, riuscendo a concretizzare la sua visione del futuro dell’umanità in una musica senza frontiere…

Di Antonio De Sarno

Con “At The Edge Of Light” hai voluto proseguire nel tuo viaggio musicale attorno al mondo. Il disco parte proprio dalle rovine di città e imperi caduti (Fallen Walls And Pedastals). Si tratta di una specie di ouverture?
L’idea originale era di partire direttamente con “Beasts in Our Time”. Era come se quello fosse il brano portante, però sentivo che serviva una specie di antipasto, quindi forse non una ouverture, ma una “under-ture” se preferisci, qualcosa di breve, insomma. Un’introduzione, comunque, che presenta le atmosfere sempre mutevoli del disco. Infatti, si sente subito il tar di Malik Mansurov dall’Azerbaijan, poi la batteria distorta dall’amplificatore Marshall e tutto il resto. Non volevo iniziare le danze con un brano lento, ma evidenziare il senso del ritmo

Una parte di “Beasts In Our Time” ha qualcosa dello straconosciuto “Epitaph” dal primo album dei King Crimson…
Di nuovo, niente di intenzionale. Stavo scrivendo una melodia con Jo, come spesso accade, e abbiamo sentito qualcosa di crimsoniano, ma era perfetto. “Epitaph” è sicuramente il punto più alto del primo album e anche Ian McDonald la pensa come me. Non ho paura ad ammettere le influenze, sei libero di cercarle ovunque. Pensavo molto a George Harrison mentre lavoravo al disco, su”Shadow And Flame” per esempio, anche per quanto riguarda il percorso indiano, non solo mio, ma anche di Jo. La suonatrice di sitar ha molto apprezzato il modo in cui il tutto è stato arrangiato. Di solito sono molto apprensivo riguardo agli ospiti nei dischi, nel senso che ho paura della loro reazione, ma finora è andato tutto bene.

Sei diventato amico anche di Anthony Phillips negli ultimi anni: sarebbe molto bello sentire un vostro disco realizzato insieme…
Ne abbiamo parlato. Su “Out Of The Tunnel’s Mouth”, mio album del 2009, era presente. È un musicista favoloso. Inizialmente ha chiesto: “Ma perché vuoi che io suoni sul tuo disco?”. E io ho risposto: “Perché faresti qualcosa a cui io non penserei mai! Ecco perché!”. Sarebbe molto bello che a un certo punto della nostra vita accadesse. Io ci sto!

L’intervista integrale a Steve Hackett su Prog Music 22 che si può acquistare qui.

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