Come cambia il nostro gusto musicale durante la pandemia?

Canzoni sui balconi, concerti in casa, performance improvvisate in diretta Instagram. Ma cosa ascoltiamo durante la quarantena? E come lo ascoltiamo?

Se la primavera 2020 ci ha fatto conoscere il dramma del Coronavirus, ci ha anche regalato un modo (e non è poco) per affrontarlo col sorriso: ascoltare musica. Gli esempi non mancano: concerti "domestici", canzoni fatte risuonare dai balconi di tutta Italia, performance in diretta Instagram e reunion virtuali, come quella dei Backstreet Boys, che ha fatto letteralmente impazzire i fan.

La nostra routine è cambiata, costretta dal lockdown. Allo stesso modo, le nostre abitudini in materia musicale. Se fino a qualche mese fa, infatti, cuffie nelle orecchie, lasciavamo che fosse Spotify a selezionare la playlist perfetta per il nostro abituale viaggio in tram, ora ci piace decidere.

È arrivato il momento di fermarci e assaporare quella musica che avevamo dimenticato. Avendo più tempo a disposizione e più voglia di evasione, riscopriamo, perché no, anche la tecnologia 8D.

Alexis Petridis, critico musicale del «The Guardian», ha svolto un’interessante indagine sui cambiamenti in corso nel nostro approccio alla musica.

Petridis si sofferma prima di tutto sull'entusiasmo, se non la necessità, che sta portando molti di noi a dare a vecchi brani un nuovo significato. Sarà per sdrammatizzare con un pizzico di ironia, sarà per cercare conforto in qualcosa di già scritto. Sta di fatto che migliaia di persone hanno ascoltato nelle scorse settimane Don't Stand so Close to me dei Police oppure It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine) dei R.E.M., riportando il pezzo nelle classifiche americane dopo ben 33 anni dalla sua pubblicazione.

Il rapporto che abbiamo con la musica potrebbe essersi alterato sottochiave. Non è solo che le canzoni sembrano aver assunto nuove, apposite risonanze data la situazione attuale, ma è che ci si trova inaspettamente inclinati verso certa musica, perché la si sente in sintonia con il proprio stato d'animo: è confortante, solleva o trasporta.

Quello che stiamo ascoltando, in questo periodo, è la "comfort music". La musica che ci rassicura, oppure quella più in sintonia col nostro stato d'animo. Per molti, questa musica è di ispirazione nostalgica. Playlist come "ritorno al passato" sono d'altronde, su Spotify, sempre più frequenti. Ascoltare i brani che cantavano i nostri genitori o che ascoltavamo da piccoli ci ricorda quei tempo in cui di Coronavirus non c'era traccia e non c'era nulla di cui preoccuparci

Certo, virus o non virus, ci sono molte persone abituate a scandire la propria routine o la propria giornata per colonne sonore. Ma, in questo periodo, il legame tra musica ed emotività sembra essere diventato più saldo che mai. Come se la musica non fosse più solo un sottofondo alle nostre consuetudini, ma una medicina da assumere quando ci si sente male o una preghiera di speranza da ripetere come un mantra (Imagine di John Lennon, vi dice niente?).

Qualcuno scrive che, con la fine dell'emergenza Coronavirus, molti testi musicali cambieranno. L'interiorità dell'esperienza del Covid-19 – che ci tiene bloccati dentro le nostre case e dentro le nostre teste – potrebbe essere creativamente stimolante, soprattutto per i rapper, che potrebbero attingere dal lessico del virus per molte delle loro rime.

Cambiano le abitudini e cambiano gli ascolti. Tornano in auge vecchie glorie, come l'Inno di Mameli, Volare di Modugno e Il cielo è sempre più blu, immancabili nelle playlist da balcone e nei flash mob delle 18. Secondo la classifica stilata dal MEI (Meeting delle etichette indipendenti), tra le canzoni più ascoltate dagli italiani "all'aria aperta" ci sono anche Azzurro di Celentano, L'italiano di Cotugno e Viva l'Italia di De Gregori. A spopolare sulla scena indie sono invece i Pinguini Tattici Nucleari, il vincitore di Sanremo Diodato e Bello FiGo con la sua dissacrante CoronaVirus.

Per il resto, le classifiche rilasciate settimanalmente dalle piattaforme come Spotify o iTunes non rivelano grossi cambiamenti rispetto al pre-quarantena. C'è chi riscopre vecchi classici, come quelli scritti e cantati da John Prine, l'erede di Bob Dylan scomparso recentemente. C'è chi invece ascolta la musica di sempre, cercando la normalità in un mondo che normale non è più.

Sarebbe interessante porre qualche domanda all'ascoltatori del 2020: cosa è cambiato nel tuo approccio alla musica? Quale canzone riempie ora le tue giornate? E quando tutto questo sarà finito, vorresti ascoltarla di nuovo?

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