The Farewell Tour: come i Cream si dissero addio

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Era il 5 ottobre 1968 quando l'iconico trio britannico iniziava il suo tour d'addio, con un epico divorzio musicale votato a tre future brillanti carriere. 

Dal vivo è tutta un'altra storia. La performance si anima della febbrile esaltazione del momento, della naturale interazione con il pubblico e di pura spontaneità. Questa lascia spazio all'improvvisazione, al difetto e all'errore, che però è naturalmente piacevole, perchè sporca l'esibizione di anima viva. Così viene ricordato l'ultimo tour dei Cream, storico gruppo britannico con alla voce e al basso Jack Bruce, alla chitarra Eric Clapton e alla batteria Ginger Baker. Tre icone del rock che seppero fare del loro ultimo tour insieme puro divertimento. Nessuna regola, solo libera espressione sul palco, con l'aiuto della droga e dell'alcool. 

I Cream non vengono ricordati nella loro forma migliore in quest'esperienza. Un po' strafatti, un po' distratti, un po' in preda alla voglia di fare il loro. E ci sta tutto per un canto del cigno degno di essere ricordato, in un anno così denso e rivoluzionario in cui ciascun musicista voleva lasciare il segno.

Il loro ricordo è ancora così forte da tramutarsi, a distanza di 52 anni, in un cofanetto contenente quattro dischi per quattro tappe del tour: GOODBYE TOUR - LIVE 1968. 

I 36 brani selezionati abbracciano le esibizioni dall'ottobre al novembre 1968, con un inedito aggiunto all'ultimo del concerto di novembre, prima solo parzialmente disponibile in documentario. Così possiamo tracciare un leggendario itinerario che incornicia il primo vero potente trio della storia del rock, con musicisti fenomenali.

Ma se dal vivo c'era una forte complicità e un'interazione empatica innegabile, dietro le quinte non correvano buoni rapporti. Gli screzi molto spesso erano legati al caratteraccio di Baker, che litigò soprattutto con Bruce ricorrendo anche alle mani. 

Fu Eric Clapton a chiedere agli amici e colleghi di contenere i loro rancori per dare al pubblico un addio memorabile. E anche se alla tappa del Coliseum di Oakland il chitarrista dice al pubblico di perdonarli per la loro ruggine musicale, il pezzo di apertura, dominato dalla voce di Bruce, è perfetto.

Si tratta di White Room, che traspira lo spirito psichedelic rock dei suoi esecutori. Ma dopo la gloria data al cantante e bassista, ci sono altri due brani dove Clapton e Baker possono sfogarsi nel loro ambiente. Sunshine Of Your Love è il gioiello di Clapton, che l'artista esibisce con onore per una lunga durata. E anche Baker non riesce a staccare le bacchette dai piatti durante la sua ToadQuindi si potrebbe dire "A ognuno il suo", ma è nell'ultima vera unione dei Cream che li sentiamo più veri che mai. 

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