Tutte le volte in cui Sammy Hagar è stato “rapito” dagli alieni

sammy hagar

Sammy Hagar, ex voce dei Van Halen, è anche noto per una dichiarazione riguardante misteriosi incontri con gli alieni...

Dal 1985, il cantante californiano Sammy Roy Hagar prese il posto di David Lee Roth alla guida dei Van Halen. Consacrò così una nuova stagione del gruppo, dettata da una collaborazione decennale destinata a concludersi nel 1996.

Era l'anno in cui la band registrò, per l'ultima volta con questa formazione, la colonna sonora del film action/catastrofico Twister di Jan de Bont. L'irruento tornado protagonista del film chiude così in un vortice questa parentesi musicale dei Van Halen, prima di lasciare Hagar nuovamente alla carriera da solista.

Recentemente, Hagar ha dato il suo toccante saluto al compagno Eddie Van Halen, dichiarando di avere il cuore spezzato e di essere senza parole.

Non solo. Tra le dichiarazioni più recenti, non ricordiamo solo toccanti commiati, ma anche affermazioni incaute. Tra queste, quella riguardante il Coronavirus, per cui il cantante ha detto che sarebbe disposto a morire pur di continuare a suonare dal vivo. Si tratta di una posizione molto forte, da lui esplicitata con le seguenti parole: 

Non ho intenzione di andare in giro a diffondere la malattia, ma potrebbe esserci un momento in cui dobbiamo rinunciare a qualcosa. Voglio dire, quante persone muoiono sulla terra ogni giorno? Non ne ho idea. Mi dispiace dirlo, ma dobbiamo morire tutti. 

Ma torniamo a nove anni fa, quando, in un'intervista a MTV, l'allora 63enne Sammy Hagar rivelò dei curiosi retroscena sulla sua vita. La parola chiave è "alieni" e subito torna in mente quell'iconica scena di Ritorno al Futuro (1985). Ricordate quando Marty McFly, per stordire nel dormiveglia il padre George e convincerlo a farsi aiutare, si travestì da extraterrestre con una tuta anti radiazioni e fece partire una cassetta dei Van Halen?

Quello a cui si riferisce Hagar non appartiene alla finzione cinematografica, ma a un'esperienza che dichiara di aver vissuto più volte nella sua vita. Per la precisione tre o quattro volte, di cui le più importanti a quattro e a vent'anni. 

Tutto era reale, loro erano connessi a me. Era una specie di download, ma molti anni prima dell'arrivo dei computer e del wireless. Non c'erano telefoni né altro. Quando ci ripenso è come se stessero scaricando o caricando qualcosa direttamente da dentro di me, dal mio cervello, una specie di esperimento.

Così Hagar racconta la sua prima esperienza ultraterrena, da piccolo, dopo aver avvistato quella che sembrava una navicella in un campo di campagna. Ma le volte successive furono ancora più stranianti, con la consapevolezza visiva di vedere gli alieni "prelevare" informazioni dal suo cervello.

Dunque ancora oggi Hagar rimane fermo sulle sue posizioni, convinto che i pazzi non siano quelli che vedono gli alieni, ma coloro che sono convinti di essere soli nell'universo. Un'affermazione che colloca il cantante in una posizione misteriosa e stravagante, ma che ne enfatizza la presenza scenica e creativa, soprattutto con l'uscita della sua autobiografia Red: My Uncensored Life in Rock. Non ci resta che leggerla per saperne di più... 

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