Tutte le band con Cozy Powell alla batteria

Conoscete la storia dell'eclettico e feroce batterista heavy metal Cozy Powell? Ecco tutte le band che hanno accompagnato la sua carriera.

A volte un nome d'arte sancisce già una dichiarazione d'intenti. Ed è quello che è successo con Cozy Powell, all'anagrafe Colin Trevor Powell. Il suo nome ha conquistato una posizione nel panorama rock quando è diventato un omaggio al celebre batterista jazz Cozy Cole.

Il resto è affidato a una storia che incornicia alcuni nomi fondanti del rock anni Settanta e Ottanta, dove Cozy ha giocato un ruolo ballerino, anarchico, come alcuni lo ricordano. Mai una sola band, mai una sola direzione, ma la frenesia di affrontare e scoprire diverse sfaccettature di una realtà in continua evoluzione. Così, come i tempi cambiavano, anche Cozy seguiva la sua personale scia istintiva. Ed è un carattere che forgia anche il suo stile alla batteria, tellurico, vibrante e feroce. Nel corso della sua fortunata carriera da turnista lo hanno accompagnato sempre due fedeli marche ai rullanti: la Ludwig e la Yamaha.

Queste hanno inciso su un brillante percorso, che ha avuto inizio con un'espulsione scolastica, perché Cozy, sin da adolescente, era già un ragazzaccio. Nella natia Cirencester, Powell ha messo in piedi la sua prima band, i Corals, che si destreggiavano tra i circoli giovanili. Ma la svolta è divampata a metà degli anni Sessanta, attraverso la collaborazione con un gruppo pop armonico, i Sorcerers, che più avanti avrebbero conquistato una discreta fama con il nome di Youngblood. Ed è proprio sul finire dei Sixties, nell'ebbrezza della contestazione giovanile socioculturale e musicale, che Cozy incontra i primi big del rock. A Birmingham, nel 1968, ci sono Robert Plant, John Bonham e Tony Iommi. Certo, all'epoca non avevano ancora costruito una potentissima cornice identitaria, ma la loro influenza sarebbe stata fondamentale.

Parlando di grandi nomi, arrivano poi gli Engineers, che solevano collaborare con Eric Clapton, fino che Cozy finisce tra le braccia di un altro brillante chitarrista del periodo, Jeff Beck. Tale esperienza ha sfornato due album e un disco di cover, MOTOWN, rimasto inconcluso e inedito. Ma a questo punto gioca un ruolo determinante il produttore di Beck, Mickie Most, che all'epoca lavorava con diversi artisti sotto la sua etichetta RAK, tra i quali l'irriverente bassista Suzi Quatro.

Con lei, Powell registra Dance With The Devil, un brano della sua successiva band, i Bedlam, con Frank Aiello alla voce, che raggiunse la 49esima posizione negli States. Ma il destino, ancora una volta, non voleva Cozy fedele a un solo nome. Così il batterista decise di fondare un suo supergruppo sulla linea guida dei Cream, nel 1974. 

Ma ben presto si trovò nuovamente a vagabondare, scontrandosi con i Rainbow di Ritchie Blackmore, futuro chitarrista dei Deep Purple. In cinque anni di solida fratellanza e quattro album, Cozy si accorse però che il loro stile stava deviando da un classico hard 'n heavy a una tiratura più commerciale. Per questo chiuse i battenti un'altra volta e, dopo una collaborazione con Jack Bruce, vide gli albori degli Whitesnake di David Coverdale. Un'unione breve, ma intensa, seguita da un progetto lampo, paradossalmente accompagnato dal gemello cattivo di Coverdale, l'iconico Robert Plant. Tuttavia, sulla strada si vedeva già un nome nuovo, inedito: gli Emerson, Lake & Powell. Cozy si sentiva pronto a prendere il posto dello storico batterista Carl Palmer, che negli anni Ottanta si era unito al supergruppo Asia. 

Ma non sapeva che gli anni seguenti, fino al fatale incidente del 1998, sarebbero stati costellati da altre firme d'oro del rock. Infatti, poco dopo, approdò in terra Powell il veliero dei Black Sabbath. Stiamo parlando di una collaborazione fruttuosa come quella con i Rainbow. Cominciata nel 1989 e fautrice di quattro album in studio della leggendaria e cimiteriale band. Non dimentichiamo poi che Cozy si mantenne sempre in splendida forma, portando avanti progetti solisti e collaborazioni di varia natura, oltre all'estetica comunitaria della rock band. Insomma, forse il vorace batterista non collezionò rapporti marmorei con i suoi colleghi, ma seppe spingere le sua capacità nelle trame più eclettiche della musica. 

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