Iron Maiden: le 7 copertine più belle dei singoli anni Ottanta

Partiamo dal presupposto che tutte le copertine degli Iron Maiden sono opere d’arte. Scorci fumettistici e dark dove Eddie, demoniaco scheletro urbano di Derek Riggs, racconta lo sfondo socio culturale dell'epoca. Così torniamo agli anni '80 e a quelle cover di singoli brani che affascinano e, forse, non tutti conoscono. 

Running Free (1980)

L'inizio del decennio accoglie l'esordiente album IRON MAIDEN, da cui viene pubblicato in anteprima il brano Running Free. Eddie è qui nascosto nell’oscurità di un volto cinereo, incastonato in un esile e svuotato corpo. I suoi occhi bianchi sono l’unico luccichio di un’aura demoniaca, rivolta a uno spaventato Paul Di’Anno, cantante e autore del testo, che corre in un vicolo invaso dall’immondizia con uno sguardo verso il suo carnefice. Sul muro di sfondo affiorano nomi di band come Scorpions, Led Zeppelin e AC/DC, scritti con la bomboletta che ha in mano Eddie. Un crocevia di generi musicali votati al rock che devono fare posto ai combattivi Iron Maiden.

Women In Uniform (1981)

Un altro singolo accompagnia l’ascesa distruttiva di Eddie. Così, nel 1981, la doppietta Sanctuary-Women In Uniform pone come protagonista il Primo Ministro inglese Margaret Thatcher. Prima Eddie, nelle vesti di una fusione punk tra Sid Vicious e Billy Idol, uccide la Thatcher, poi quest’ultima si vendica contro di lui. In Women In Uniform, quindi, la donna attende Eddie dietro un muro, pronta a sparare con una mitragliatrice. Il demone mostra noncuranza, abbracciato a due donne in divisa da lavoro dalle forme promiscue. Un ritratto che, nonostante si appoggiasse a quella verve sessuale rock, fu interpretato come sessista, nel dipingere la donna in una veste da piéce erotica.

Iron Maiden
Twilight Zone (1981)

Un omaggio all’iconica serie fantascientifica Ai Confini Della Realtà incornicia invece questo brano imbevuto di amore e fantasmi. Così Twilight Zone è lo spazio limbico in cui Eddie, spirito innamorato, deve dimorare, senza la possibilità di ricongiungersi alla sua amata Charlotte. Così, mentre lei è nella sua stanza, davanti a uno specchio prima di coricarsi, lui emerge alle sue spalle in forma spiritica. Tuttavia non c’è sentimentalismo o nostalgia in quest’immagine, ma piuttosto un’atmosfera conturbante e orrorifica. Così lo scenario da letteratura gotica abbraccia diversi dettagli simbolici, come il gatto nero e il drappeggio viola, che all'epoca associarono gli Iron Maiden all’occultismo.

Run To The Hills (1982)

Particolarmente controversa da un punto di vista religioso è anche la cover di Run To The Hills, tratto dall’album THE NUMBER OF THE BEAST. Qui Eddie, armato di falce alla Shining, tiene per il collo il Diavolo, in una battaglia epica su un evocativo altare di roccia. Sotto di loro serpeggia una coltre di creature dannate, dove volti irriconoscibili si mescolano in un immaginario dantesco. Anche in questo caso il tema della lotta richiama il testo della canzone, composto dal bassista Steve Harris e incentrato sul conflitto tra nativi americani ed europei, come lascia presagire lo sfondo selvaggio e desertico della scena.

Iron Maiden
The Trooper (1983)

Dal quarto album, PIECE OF MIND, Eddie esce lobotomizzato. Così l’incipit di The Trooper, tracciato dall’inconfondibile assolo di chitarra, richiama una guerra. Quella che Eddie, ridotto a un teschio sanguigno, affronta con la rabbia e la disperazione del soldato di cavalleria. E anche in questo caso non manca la nota politica. Quella che associa la storia di un soldato inglese ottocentesco in battaglia in Crimea al conflitto britannico-argentino del 1982 per il possesso delle Isole Falkland. Il dissenso per le politiche governative ritorna dunque in una dimensione mortuaria, affine a un quadro del Romanticismo.

Stranger In A Strange Land (1986)

Lungo la dimensione futurista della bellissima Wasted Years, si catapulta anche l’omaggio western di Stranger In A Strange Land. Qui Eddie si cela, come negli esordi, ma questa volta in un lungo cappotto e un cappello da cowboy dal sapore antico, che sembrano essere una dedica a Clint Eastwood. Soprattutto per la particolare espressione del volto, che accompagna nuove vesti corporee . Ora è un cyborg quasi umano alla Terminator(1984), con strati di muscoli che ricoprono le sue ossa. Intorno un ambiente da osteria sci-fi perfettamente integrato nell’era Star Wars che dimostra, ancora una volta, il legame contemporaneo e interdisciplinare degli Iron Maiden.

Can I Play With Madness (1988)

In chiusura, il singolo figlio dell’album SEVENTH SON OF A SEVENT SON ritorna ai primordi della creazione di Eddie. Il corpo della creatura, evolutosi da scheletro a forma umana, riaffiora in forma di testa fluttuante. Il richiamo naturale a Eddie The Head, così come era stato pensato nei primordi da Derek Riggs. Can I Play With Madness, quindi, ritrae una testa pseudo meccanica e simil umana, attraversata da un braccio metallico che ne squarcia le membra. Così un ginepraio di componenti stilistiche abbracciano la follia contemporanea esplosa tra  arte e heavy metal.

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