Supertramp: la storia della canzone amata da Lady D

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La rock band britannica è firmataria di uno dei brani prog più epici degli anni Settanta, Dreamer, tanto amata dalla principessa Diana da essere suonata alla commemorazione a lei dedicata dai figli nel 2007, a dieci anni dalla sua scomparsa.

Recentemente i principi William e Harry hanno risanato i loro dissapori per inaugurare la statua eretta in onore di Diana Spencer. La Principessa, scomparsa nel 1997, ha lasciato un freddo vuoto nel mondo dell’arte e della cultura. Filantropa, paladina della comunità LGBT+, amica di Freddie Mercury e donna la cui grande umiltà comparava l’innata eleganza, Lady D era un simbolo, e rivive oggi grazie a riferimenti di culto. Tra questi una canzone degli anni '70, performata dai Supertramp nel 2007, in occasione della commemorazione organizzata allo stadio di Wembley dai figli. Davanti a 60.000 persone, la rock band guidata da Roger Hodgson e Rick Davies si è esibita sulle note di Dreamer, quinta traccia del loro terzo album, CRIME OF THE CENTURY.

Ho avuto la laringite e non sapevo se avrei cantato o strillato, ma sono stato felice di accettare l'invito dei principi William e Harry. Non ci siamo mai incontrati, ma non ho altro che ammirazione per Diana e per tutto ciò che rappresentava. Il principe William mi ha detto che da bambini si sedevano e cantavano canzoni dei Supertramp con la madre, il che mi ha toccato profondamente. Entrambi mi hanno riempito di speranza per il futuro dell'Inghilterra.

Così Hodgson ricorda quella sera, incorniciata da una canzone simbolo del prog anni Settanta. Venne infatti pubblicata nel 1974, tracciando l’incipiente rock progressivo della band inglese e illuminandone il talento dopo i due primi album, rimasti più nascosti. E anche se la svolta del gruppo avvenne nel 1979, con l’album BREAKFAST IN AMERICA, quello fu un passaggio fondamentale per l’investimento artistico del milionario olandese Stanley August Miesegaes.

Era l’epoca in cui il prog si stava sedimentando in Inghilterra, saziandosi della sua prolifica sperimentazione. Così nacque un brano magico come la copertina dell’album, in cui il nome dei Supertramp è incasellato tra le stelle del firmamento. Quel pezzo ha così contribuito a spingere in quarta posizione il disco, anche se negli Stati Uniti, Dreamer vedrà la prima posizione in classifica solo dopo il successo di BREAKFAST IN AMERICA.

Rick e io avevamo appena comprato il primo piano elettrico Wurlitzer della band, e Dreamer mi era appena esploso nella testa a casa di mia madre. Senza batteria, ho realizzato una demo su un registratore a due tracce battendo su scatole di cartone e paralumi, quindi aggiungendo un sacco di voci armoniche. Sembrava magico.

Come ricordato ancora una volta da Hogdson, il valore aggiunto della band, scioltosi nel 2015, era dato dall’evocativo apporto del piano, oltre al peculiare inserimento dello xilofono avvolto sull’effetto suggestivo di un canto particolarissimo, dalle fattezze teatrali. E, ancora una volta, la professionalità fa da padrona, dato che il tocco di finalizzazione del brano lo diede Ken Scott, produttore di David Bowie. L’impatto è quindi prorompente, tanto che nel 1977 Renato Zero ne realizzò una versione italiana sotto il titolo provocatorio di Sgualdrina.

Ma il titolo non traduce il vivo messaggio dei Supertramp, che con il loro sognatore hanno dato voce a un idilliaco percorso onirico. Così l’atmosfera spaziale, eclettica nel suo divenire, si rapporta a una combinazione di elementi fantasiosi e ipnotici che ci lasciano facilmente immaginare come la creativa Lady D potesse librarsi sulle note della canzone.

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