HEROES: l’amore dietro al capolavoro di David Bowie

Il 23 settembre 1977 esce in Gran Bretagna un brano del Duca Bianco consacrato all'immortalità, in un grido d'amore e speranza per l'ultimo dei romantici. 

La chiamano Trilogia Berlinese: è l'architettura discografica di David Bowie composta da LOW, LODGER e HEROES. Tre album dai titoli semplici, essenziali ed evocativi. Ma è l'omonimo brano di HEROES a guidare la carovana, imprimendo nella memoria di tutti bellissimi ricordi legati a un'aura romantica. Perché la canzone non può ridursi allo sfondo pubblicitario che le hanno conferito gli anni Duemila. Oltre la celebrità e l'iconica figura di Bowie c'è una storia personale, che parla della fragilità di un uomo e della sua storia d'amore.  

Sullo sfondo suggestivo di una Berlino divisa dal Muro, 43 anni fa Bowie registrava un brano leggendario, che incarna evocazioni poetiche, storiche ed artistiche. Nell'ex sala da ballo della Gestapo, rinominata sotto il titolo di Hansa Studios, David poteva affacciarsi da una finestra a fumare, trovandosi a pochi metri dal Muro di Berlino. Lì, in quello studio discografico, insieme al produttore Tony Visconti e al collaboratore Brian Eno, il Duca Bianco trovò ispirazione per il titolo del suo pezzo vincente da una canzone della band tedesca Neu!

Heroes è il grido disperato dell’ultimo romantico rimasto su un pianeta ormai distrutto.

Così David Bowie sintetizza in una perfetta logline l'anima della canzone. E riusciamo visivamente a immaginarlo, nel suo video musicale, come un amante solitario avvolto da nubi cineree. Perché il brano parla di lui. Sia come uomo, che ha trovato una nuova voce a Berlino dopo la dipendenza losangelina da cocaina. Sia come innamorato, che vuole dare a sè e alla sua amata la possibilità di ricominciare insieme, anche solo per un giorno. We could be heroes, just for one day. 

Ma oltre alla connotazione intima e personale, Bowie trova ispirazione dall'amore che lo circonda, nelle sue più diverse forme. Così sembra che un primo riferimento derivi da un dipinto espressionista di Otto Mueller, Coppia di innamorati in un giardino, visto dall'artista al Museo Die Brücke.

C'è poi quella volta in cui Bowie, dalla sua amata finestra, vide Tony Visconti baciare la corista Antonia Maas, con cui aveva una storia. I perfetti ingredienti, dunque, per tracciare una poesia d'amore a tinte rock, cantata da una voce dolce e flebile che lentamente evolve verso un tono ascendente gridato.   

Così nel '77 Bowie lanciava un inno agli amori perduti e mai ritrovati con quel Nothing will keep us together, ma al tempo stesso riscriveva parte della sua storia, proprio quando la Storia cambiava velocemente intorno a lui.

E gli rimase vivido più di altri il ricordo di quando, nel 1987, cantò la Sua canzone a Berlino Ovest, con alle spalle il Muro e oltre quello gli abitanti di Berlino Est a cantare a squarciagola.  

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