Classic Rock e Radiofreccia: un’intervista per festeggiare i 100 numeri

Siamo stati ospiti dell'elettrica Ambramarie su Radiofreccia per parlare del nostro ultimo numero di Classic Rock: aneddoti, festeggiamenti e glam rock per celebrare i 100 mesi passati con voi.

Clicca qui per il video dell'intervista.

 

Fabio Cormio, manager della divisione musica di Sprea Editori, la casa editrice di Classic Rock, ci parla del traguardo dei primi 100 numeri della rivista. Come lo state vivendo?

C’è tanto fermento, siamo felicissimi che questo numero 100 così particolare, con la testata d’oro glam rock, abbia fatto la sua comparsa in edicola… abbiamo fatto tutti il tifo per questo numero.

La playlist che abbiamo scelto per accogliervi è decisamente ispirata agli artisti che avete messo su questa copertina importante, la 100 di Classic Rock: ci sono gli AC/DC, Jimi Hendrix, i Queen, i Guns N’ Roses e ovviamente i Doors. E a proposito dei Doors, di cui sono fan sfegatata tanto da avere la faccia di Jim tatuata sul braccio sinistro, hai qualche aneddoto da raccontarci su di loro?

Anche sul nostro sito, il cappello dei nostri vari magazine, torniamo spesso su questi grandi gruppi e sui Doors. Ci siamo chiesti che fine avessero fatto i vari componenti dei Doors dopo la morte di Jim Morrison. Ognuno ha avuto la sua storia peculiare: il chitarrista Robby Krieger ha inaugurato una carriera solista dopo FULL CIRCLE, il secondo disco dopo la morte di Jim Morrison. Prima ha creato The Butts Band, insieme a Densmore, il batterista. Poi ha inaugurato una serie di collaborazioni, per esempio con i Blue Öyster Cult, un’altra fantastica band, molto poliedrica. Però l’opera più importante di Krieger è stata CINEMATIX, di parecchi anni dopo (2000). Invece Ray Manzarek, scomparso nel 2013 e noto come l’ingegnere del suono dei Doors, ha collaborato con Iggy Pop negli anni 70, ha avuto un periodo solista uscendo con THE GOLDEN SCARAB, un progetto importante. John Densmore, forse il più poliedrico di tutti, ha avuto una grande storia di artista nel mondo dello spettacolo. Oltre alla musica si è cimentato nel teatro, nell’83 è apparso in un cult musicale, FLIPPAUT accanto a Michael McDowell e a Bob Dylan, Lou Reed e Mick Jagger. La storia di questi tre è stata importante anche dopo Jim Morrison.

Certo, e non era facile. Andare avanti senza una personalità come quella di Jim è particolarmente difficile. Ma ce l’hanno fatta comunque. Cos’hai da dirci sui Queen?

Dopo l’uscita nel 2018 del film Bohemian Rhapsody la vulgata su come Freddie è entrato a far parte dei Queen è rimasta cristallizzata: si racconta che avrebbe approfittato di un’uscita repentina di Tim Staffell dal gruppo per inserirsi in modo un po’ vulcanico, con un provino improvvisato.

L’hanno un po’ romanzata?

Sì, parecchio! Tim Staffell era amico di Freddie Mercury da molto tempo, era vicino ai Queen e si cimentava in altre band. È stata una cosa di comune accordo: Staffell era deciso a uscire dagli Smile, non per divergenze ma per provare altre strade. E a quel punto fu quasi naturale l’ingresso di Freddie Mercury, che allora era ancora Farrokh Bulsara. Una storia meno romantica, meno da film ma altrettanto interessante.

Uno sliding doors pazzesco. Ma tra realtà e cinema c’è differenza, e bisogna saperla distinguere.

Un album dei Queen, A NIGHT AT THE OPERA, è stato inserito nella Top 100 di Classic Rock, la lista dei 100 dischi della vita che avete creato per questo numero speciale.

Sì, A NIGHT AT THE OPERA è un capolavoro del ’75, il disco che ha consacrato Freddie Mercury come frontman e che contiene Bohemian Rhapsody, ma anche la struggente Love of My Life dedicata a Mary Austin, il grande amore della vita. A mia moglie e mia figlia sgorgano le lacrime quando la ascoltano. E poi non bisogna dimenticare I’m In Love With My Car di Roger Taylor, che viene anche un po’ presa in giro nel disco, ma in realtà è un pezzo rock niente male.

Doveva essere il singolo per la casa discografica, e invece Freddie Mercury e gli altri volevano Bohemian Rhapsody, che però non rispettava i classici dettami della radiofonia, sia per le tempistiche che per lo stile. In questi 100 dischi ne avete inseriti anche due dei miei preferiti. FIVE LEAVES LEFT di Nick Drake e GOODBYE AND HELLO di Tim Buckley, due dischi che adoro follemente. Il tuo disco del cuore qual è?

Sceglierei HIGH VOLTAGE degli AC/DC.

Andiamo sulla potenza!

Sì, su quei suoni, su una Gibson attaccata a un Marshall a valvole senza niente in mezzo. Sono di quella scuola lì.

Andiamo sui Guns N’ Roses: anche loro sono nella Top 100 con APPETITE FOR DESTRUCTION.

È uno di quei rari dischi che segnano un prima e un dopo. Dal punto di vista musicale e dell’impatto, del linguaggio, i Guns hanno cambiato le carte in tavola. Si sono staccati dall’hair metal degli anni ’80 quando era ancora in pieno fermento, creando una loro forma di metal, all’epoca chiamato sleaze metal, un hard rock più diretto, tosto, stradaiolo, diverso dal melenso metal della fine anni ‘80. Gli aneddoti sono infiniti, di solito ruotano attorno a dipendenze, alcool, follie, sesso, scatti d’ira. In particolare, la personalità bipolare di Axl Rose ha fatto tanto parlare, anche i suoi silenzi interminabili sono raccontati dai colleghi. Tra le varie sfuriate ci fu una scazzottata con David Bowie, colpevole di qualche attenzione di troppo nei confronti dell’allora fidanzata di Axl. Proprio Bowie aveva già avuto a che fare prima con un giovanissimo Slash, che aveva trovato la madre costumista a letto con David Bowie. Intrighi vari, su cui hanno detto la loro Izzy Stradlin, il chitarrista ritmico alle prese con stupefacenti e alcool e protagonista di tante intemperanze, e il bassista Duff McKagan. Normalmente dipinto come una spugna capace di ingurgitare 2/3 litri di vodka al giorno. Anche se ultimamente ha detto che non era vero.

Ci crediamo? Chi lo sa. Comunque, so che tra Bowie e Axl finì con una birra, quindi è andata bene alla fine. Ma torniamo a Classic Rock: è il mensile dedicato alla musica rock più venduto in Italia, diciamolo.

Sì, produciamo anche VINILE, HARD ROCK MAGAZINE, PROG ITALIA... insomma, pesiamo abbastanza sul mercato.

Meno male che c’è gente come voi che crede nella carta stampata: è una vera sfida, ma i numeri parlano da soli. Parlaci della copertina e dello stile che avete scelto per il traguardo dei 100 numeri!

Lo stile omaggia i gruppi glam e i Guns più di altri, anche se compare Angus Young sulle spalle di Bon Scott in una foto mitica, Jimi Hendrix e tante altre icone. Normalmente sulla copertina non c’è questo logo a caldo d’oro, che fa la sua scena. Il segreto di Classic Rock è di avere una formula accattivante per l’appassionato, ma anche colta, senza (speriamo) annoiare. Ne parlavo ieri con il direttore Francesco Coniglio: la cosa bella di questo magazine è che anche dopo averlo letto per un solo minuto hai sempre imparato qualcosa che non sapevi. Questo non si può dire di tutti i magazine sul mercato di oggi.

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