IN UTERO: l’addio gridato e tanto amato di Kurt Cobain

nirvana

27 anni fa usciva il terzo e ultimo album dei Nirvana, testamento di una fragilità urlata ed esperimento creativo oltre il grunge. 

Era il 21 settembre 1993 e Kurt Cobain aveva una compagna, Courtney Love e una figlia di un anno, Frances Bean Cobain. Un perfetto quadro familiare, che tuttavia non poteva compensare l'estrema melancolia del frontman dei Nirvana.

A chiunque gli chiedeva come stesse, lui rispondeva "I hate myself and I want to die". E inizialmente era questo il titolo che voleva donare all'album su cui scommetteva tutto. Qualcosa di disturbante, ma paradossalmente divertente, che però non piacque al bassista, Krist Novoselic. Il musicista pensava che con quel nome nessuno avrebbe preso seriamente l'album. 

Così la scelta deviò alla fine verso IN UTERO, il titolo di una poesia di Courtney. Il nome, molto forte, richiamava l'intimità del grembo materno, il ritorno a una condizione primordiale, lontana dai giudizi e dagli sguardi indiscreti. Perché dopo il grandissimo successo di NEVERMIND (1991) - di cui vi abbiamo parlato in questo articolo - i Nirvana erano continuamente sotto il riflettori. Soprattutto Kurt, riconosciuto come il nuovo profeta del grunge, maestro di stile delle generazioni più giovani e simbolo rivoluzionario. Tutti volevano essere come lui, ma a lui non piaceva essere sé stesso.

Per questo, IN UTERO non è solo un lascito testamentario, ma è lo strumento con cui Kurt grida a pieni polmoni la sua tristezza, la sua fragilità, il desiderio di essere chiunque altro. 

L'album fu registrato in soli sei giorni, in un piccolo studio del Minnesota immerso nella neve. Fuori, quindi, il silenzio ovattato, dentro, i Nirvana e Steve Albini, guru dell'indie rock. Tutti impegnati a creare un album rivoluzionario, che la rivista britannica «Kerrang!» avrebbe poi inserito al primo posto dei 100 migliori dischi di sempre. 

Il disco si prospettava come un grande investimento sperimentale, lontano dalle note più "mainstream" di NEVERMIND e votato a una chiusura letargica e a una claustrofobia implosiva. Dentro vi era racchiusa una sofferenza che premeva per essere gridata al mondo e temi molto delicati e difficili che trovarono difficile accettazione discografica

Tra i brani contenuti nell'album, Rape Me racconta di uno stupro, mentre Pennyroyal Tea richiama l'omonimo infuso alla menta che, se assunto in quantità elevate, induce all'aborto. Ci sono però anche pezzi meno gridati e più dolci, come Heart Shaped Boxdi cui sarebbe stata fatta una bellissima cover da Lana Del Rey

Nel complesso, l'album svela un'intimità viscerale violata e al tempo stesso la ricerca di un rifugio in cui poter esprimere liberamente tutto ciò che gli altri non accettano. Questo era il desiderio di Kurt, che volle mettere tutto sé stesso in un disco da lui tanto amato, lontano dalle note di NEVERMIND, che a quel tempo riteneva un album viscido, monotematico e soprattutto una "paraculata" per l'appettito dei discografici. 

Insomma, ci voleva IN UTERO per risvegliare la voglia gridata di raccontarsi di Kurt. Per questo motivo la sua importanza è indiscussa, nonostante la genesi travagliata, e ancora oggi serve per mostrarci l'ultimo Kurt, sofferente, ma deciso a dare una svolta musicale ai Nirvana. Così che non fossero ricordati solo come il gruppo headbanger di Seattle sulle note distruttive di Smells Like Teen Spirit.

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